Ritratti in Metro


Tra il 1938 e il 1941 Walker Evans, fotografo statunitense, e James Agee (scrittore e giornalista) collaborarono alla realizzazione di uno dei più provocatori libri della letteratura americana del tempo: “Let Us Now Praise Famous Men”, un racconto illustrato della vita di tre famiglie di mezzadri nella Hale County, in Alabama. Mentre lavoravano a quel libro, i due realizzarono un’altro progetto, certamente meno conosciuto, ma molto interessante e sicuramente importante, anche come declinazione del genere fotografico di Walker: una sorta di “catalogazione” dei passeggeri della metropolitana di New York utilizzando una fotocamera nascosta, da cui nacque la pubblicazione "Many are called".

Si potrebbe dire, a ragione, che tutto è stato ormai fotografato e ogni idea che sviluppiamo o che ci viene in mente, andando a ritroso nel tempo, trova probabilmente già qualcuno che l'ha sviluppata, in un progetto più o meno strutturato. E' il caso di questa serie di fotografie di ritratto di strada, prese viaggiando sulle metropolitane di diverse città e con l'idea di farlo divenire un appuntamento fisso nei mie viaggia all'estero.
In questo lavoro c'è molto dell'intento originario di Walker, ovvero lo spirito di immortalare sconosciuti viaggiatori in metropolitana con l'intento di cogliere attimi di quotidianità che siano in grado di descrivere un luogo: "molti sono chiamati", dunque, a dipingere un affresco della loro città, fornendo un repertorio di volti e situazioni che hanno la forza di raccontare un insieme antropologico e sociale.

Fu proprio questo aspetto, probabilmente, che attirò anche il nostro fotografo americano, abituato alla fotografia documentaria commissionata su tanti argomenti, alcuni anche lontani dalla vita di tutti i giorni, quando si accinse a fotografare, con una fotocamera nascosta dietro al cappotto, volti e situazioni nella metropolitana di New York. Anche il lavoro sulla metropolitana di New York mantiene un approccio documentario che riguarda le masse, anche nelle normali abitudini di vita e senza particolati intenzioni o messaggi politici. Negli anni dal 1920 al 1940, quando molti fotografi mostravano, attraverso il documento fotografico, la sofferenza popolare della grande depressione e il mondo duro del lavoro, Evans, al contrario, cercava la massima obiettività visiva possibile, in una sua continua ricerca per il quotidiano popolare.

Questo è assolutamente vero anche per me che, in questo progetto, certamente facilitato tecnicamente dalla presenza, oggi, degli smartphone, che consentono una ripresa discreta, cerco di fissare le persone in un momento assolutamente insignificante, sotto il profilo narrativo, ma assolutamente significativo dello svolgersi contingente della vita.


Walker Evans (Saint Louis, 3 novembre 1903 – New Haven, 10 aprile 1975) diventò celebre per aver immortalato gli Stati Uniti della crisi economica degli anni trenta. La sua fu una fotografia sociale, documentaria e di denuncia, tanto della condizione umana, quanto di quella strutturale. I suoi soggetti erano spesso i volti della gente, così come le case e i paesaggi in cui abitavano.
Evans studiò in Pennsylvania, Connecticut e Massachusetts, prima di trasferirsi per un anno a Parigi, per poi ritornare negli Stati Uniti e stabilirsi definitivamente a New York per tentare di sfondare nel campo della letteratura.
Nel 1930, dopo vani tentativi di diventare uno scrittore professionista, decise di dedicarsi alla fotografia. Il suo reportage su Cuba (1933) durante la rivolta popolare contro il dittatore Machado costituisce tutt'oggi un eccezionale documento storico.

https://www.americansuburbx.com/2013/05/walker-evans-many-are-called-1938.html

Progetto: nodi intermodali


Il trasporto intermodale è caratterizzato da apposite strutture di interscambio, detti nodi intermodali, in cui è possibile cambiare il mezzo di trasporto utilizzato per il trasporto della merce o per il trasporto passeggeri. I nodi intermodali di scambio.
L'importanza di un nodo intermodale è determinata dal numero di infrastrutture di trasporto a disposizione, dal massimo volume di traffico sostenibile nel nodo e dalla sua ubicazione geografico-strategica lungo le principali rotte di trasporto commerciale. (https://www.okpedia.it/trasporto_intermodale)

Nei centri urbani, i nodi intermodali sono terminali di scambio tra trasporto urbano, trasporto interurbano e trasporto metropolitano e/o ferroviario.
Potrebbe essere facile etichettare questi luoghi come “non luoghi” e classificare questo progetto come un progetto sui “non luoghi”; invece il tentativo vuole essere quello di documentare e raccontare il territorio, con un intento certamente oggettivo, ma anche filtrato da una sensibilità fotografica che cerca di restituire una esperienza di immersione progressiva e graduale nel luogo, dove oltre alle infrastrutture si finisce per trovare un contesto urbano destrutturato, una composizione variegata di elementi spesso distonici tra loro, storie estemporanee o ricorrenti di persone anche molto diverse tra loro.

Progetto: around shopping malls


Le immagini proposte nel progetto “around shopping malls” documentano e cercano di raccontare il territorio intorno ai più noti centri commerciali della Capitale.
I Centri Commerciali, realizzati secondo concept “globali” sono luoghi di aggregazione di quantità importanti di persone, le quali acquisiscono una nozione del luogo limitata ai locali che visitano, proiettati in una dimensione di interni luminosi e appariscenti assai stridente con il contesto urbano nel quale i malls sono inseriti, di cui non riescono invece minimamente a rendersi conto.
Non si tratta di “non luoghi”, ma anzi, come qualcuno li ha definiti, di “Superluoghi”. “Contrariamente ai non-luoghi, essi rivendicano una forte identità e una capacità d'attrazione: si distinguono come landmarks che dominano il territorio in cui sono inseriti, determinando, allo stesso tempo, una frattura rispetto alla città storica. Il prefisso super mette l'accento sulla loro funzione polivalente, e al contempo li oppone ai non-luoghi: piuttosto che zone d'ombra nel panorama cittadino, si sono affermati come icone di una nuova centralità.” (Federico Castigliano - Flaneur)
Spesso, invece, anche il territorio che circonda questi Superluoghi ha una storia da raccontare, assai frequentemente fatta di un uso e consumo “distorto” del territorio, fuori da una concezione urbanistica pianificata e ancor più spesso oggetto di interventi di speculazione edilizia.
Le foto sono state realizzate in sessioni di ripresa diverse e i luoghi sono sempre stati raggiunti (qualche volta non senza difficoltà) attraverso il sistema del trasporto pubblico locale e senza mai utilizzare l’automobile e le aree di parcheggio dei Centri, con l’intento di vivere una esperienza di avvicinamento graduale e progressivo al quel particolare tessuto urbano.
Ogni sessione è accompagnata dal rimando ad un testo giornalistico di inchiesta che approfondisce la narrazione del luogo.
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