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Parrocchia San Giovanni Neumann (2019)

La chiesa

Un complesso parrocchiale dalle linee familiari che si realizza attraverso un grar:de sagrato, momento di confronto fra persone diverse per incontrarsi come su una nostalgica piazza. Un luogo, peraltro, dove è possibile officiare funzioni religiose, feste del patrono, ecc., una piazza vera, che si può rendere accessibile anche alle auto, per i matrimoni o per i funerali; un pezzo di città che si ricostruisce, un segnale in un posto poco identitario, ricordo di una concezione tipicamente italiana. Sulla piazza — come un tempo - torna a svolgersi la vita, ed esistono immacolati due segni, il campanile e la croce, bussole che faranno vibrare la luce sulla finitura del pavimento oltre a orientare i fedeli e gli abitanti del quartiere tutto. Da qui, in un mondo di candore che si astrae dalla borgata, si accede a un portico caratterizzato dalla verticalità, e poi, tramite una grande porta in legno incastonata in una vetrata color dell'ambra, all'aula liturgica. Essa si presenta nuda, non nel senso di scarna ma costruita dall'onestà dei materiali naturali, perché niente, a parte i punti focali, distolga i fedeli. L'area presbiteriale ha una posizione centrale; è costituita da due nicchie laterali che ricevono dall'alto luce naturale di berniniana memoria, da una copertura rivestita in legno e dal battistero, perfettamente rintracciabile dallo sguardo. L'intero spazio, rialzato di tre gradini, si manifesta appunto come uno "spazio", e non come un insieme di oggetti, perché è il luogo in cui si compiono le principali azioni dell'assemblea. Le sacre funzioni, oltre alla sacrestia, vengono protette da una muratura a forte spessore che genera nella parte posteriore dell'edificio un'increspatura di mattoni. Essa rimette in scena in qualche modo la tradizione del muro romano, e ripropone quell'incertum della campagna romana, sostrato comune e di fratellanza, sul quale acquistano profondità, sotto l'effetto della luce del sole, volumi e figure: in alcuni casi simboli (una croce che si staglia come su un bassorilievo), in altri elementi che testimoniano le funzioni interne del battistero, del presbiterio, della penitenzieria, del coro/organo e della sacrestia.

Il quartiere Montespaccato già Borgata Fogaccia

Proveniendo da Primavalle e percorrendo verso il Gran Raccordo Anulare la Via di Cornelia, si arriva a Montespaccato, , già Borgata Fogaccia, una frazione di Roma Capitale, situata nel territorio del Municipio Roma XIII. Il quartiere è così chiamato per via delle “spaccature” dei monti provocate dalla via Cornelia Antica che si intersecava sul primo monte con via dell’Acquafredda e sul secondo con l’attuale via Cornelia. 
Le prime tracce della originaria borgata risalgono agli anni trenta del '900, sui terreni lottizzati dal Conte Fogaccia e sugli appezzamenti del Vaticano.
Il quartiere ha un territorio abbastanza esteso che si espande sulla via Cornelia (nuova) - che nulla ha a che vedere con l’antica via Cornelia - una delle strade più antiche di Roma di cui si sa che fu una strada alternativa alla via Aurelia (il percorso è quasi parallelo ed in parte sovrapposto) che partiva dall’attuale zona dell’Ospedale S. Spirito fino a raggiungere la campagna romana fino all’antica città Caere (attuale Cerveteri).
Montespaccato si presenta come un borgo arroccato su una altura contenuta entro il Gran Raccordo anulare, la via Boccea e via di Acquafredda ed ospita una grande quantità di popolazione di origini del sud Italia. Nella piazza Cornelia è presente, oltre ad un edificio dei primi del ‘900 e alla parrocchia di Santa Maria Janua Coeli, la torre serbatoio che raccoglieva l’acqua proveniente dall’Acquedotto del Peschiera.
Gli abitanti del quartiere sono soliti a suddividere, amichevolmente, la zona in tre parti: Monte (l’anello di via Enrico Bondi e via Antonio Pane), Valle (la valle che percorrela via Cornelia) e Caserma (la zona intorno a Largo Re Ina dove ora c’è la caserma dei Carabinieri, una volta casa del Fascio).
A valle dell'altura Montespaccato condivide il territorio con il quartiere di Primavalle di cui costituisce quasi una naturale estensione lungo via Boccea.
Borgata Fogaccia deriva il nome dai nobili proprietari che, negli anni Trenta, diedero avvio ai primi insediamenti urbani nella zona: celebre il libro del conte Piero che, nel 1957, ripercorre tutta la storia della borgata, arricchita dalle belle foto antiche, e si sofferma sulla toponomastica.
A Montespaccato, nel febbraio 1959, durante i lavori per un troncone del Raccordo Anulare, furono ritrovati i resti di un elefante preistorico (Elephas antiquus), poi passato alla storia minuta come “Il mammuth della Borgata Fogaccia”.

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