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Santa Gianna Beretta Molla (2019)

La Chiesa

Il progetto è firmato dall’architetto Anna Claudia Cenciarini. Gianna Beretta Molla, alla quale è dedicato il luogo di culto, è stata proclamata beata dal Papa il 24 aprile 1994 perché, durante la sua quarta gravidanza, in modo consapevole, rifiutò l’aborto necessario a salvarle la vita.
La chiesa attuale è semicircolare e si tratta di un'enorme abside con una semi cupola. L'estremità del cortile è occupata da una torre tozza in mattoni bianchi, che ha una grande finestra rotonda vicino al livello del suolo. Il tetto della torre è a forma di piramide. In alto a destra c'è una piccola finestra rettangolare verticale con la vetratura a forma di croce.
Il muro semicircolare della chiesa è in mattoni rosa con grondaie profonde di cemento, all'altezza dei primi piani dei blocchi paralleli. Una fila continua di finestre rettangolari orizzontali è nascosta sotto la grondaia; le finestre sono separate da pieni di mattoni. La semi-cupola è in grigio e ha un lucernario nella parte superiore sagomato nella intersezione con la torre. Il muro prosegue su entrambi i lati dove sono aperti gli ingressi laterali, creando due ali con tetto piatto.
Anche la parete curva interna è in mattoni rosa. Il soffitto è in legno, con travi radiali che si incontrano su un colletto di cemento che curva attorno al lucernario sagomato. I settori sono riempiti con travi e tavole.
Il santuario è sotto la torre ed è affiancato da due muri di mattoni.

Il quartiere di Acilia Sud - Madonnetta

Dalla Stazione di Acilia, sulla Roma-Lido, raggiungiamo via di Saponara e, proseguendo percorrendola, giungiamo in breve alla rotatoria che segna l’incrocio tra via di Saponara e via di Macchia Saponara. Sono circa 1,3 Km. dalla stazione e quello che incontriamo è una zona di recente espansione edilizia, che segna il territorio a Sud di Acilia e che si confonde nei perimetri sfumati di Dragongello, Acilia, di Palocco e Madonnetta, attraversando i lotti comunali dell’edilizia popolare di San Giorgio e San Francesco. A sud della zona della lottizzazione convenzionata, si aprono le zone residenziali di Casal Palocco e di Acilia AXA, limitrofi ad una ampia zona non edificata, a Ovest, che arriva fino alla zona agricola delle Saline.
Dalla concentrazione urbana della zona più centrale di Acilia, si passa ad un territorio caratterizzato da una grande disomogeneità del contesto edilizio.
La graduale trasformazione della zona da agricola a residenziale, a partire dagli anni venti del novecento, verso le zone di Casal Palocco, più verso il mare, ha giustapposto i nuclei abitativi di matrice pubblica per mano dell’INA Casa e della Gescal, con quelli di iniziativa privata, in gran parte abusivi, realizzato fino agli anni ’80.
L’urbanizzazione è tessuta sui quadranti segnati dalla bonifica dell’Agro pontino e dai suoi canali di drenaggio delle acque.
L’insieme è un disomogeneo agglomerato di caratteri edilizi, con una incerta ed incompleta viabilità, inframezzato da aree verdi non attrezzate, in un contesto urbano caratterizzato dall’assenza di pianificazione.
L’impianto squadrato degli edifici pubblici, inframmezzato da aree verdi difficilmente fruibili, si alterna agli edifici privati disomogenei, in cui gli spazi verdi inseriti in uno spazio urbano frammentato, restituiscono una sensazione di disorientamento dove mancano riferimenti urbani certi. Persino la chiesa sembra sospesa nel disordine edilizio, quasi fosse un’area metastatica sospesa nel nulla.
Anche il sistema viario non conforma il territorio in modo razionale, distinguendo il territorio tra spazi di transito, piazze e slarghi.
Il verde, seppure abbondante, non svolge nessuna funzione collegante tra le diverse aree edificate, distinto in aree nelle quali gli originario canali di bonifica costituiscono una barriera naturale e non elementi integrati nello spazio urbano.
Una sorta di marmellata che copre una grande estensione territoriale dove il programma di riqualificazione urbana progettato ai sensi della legge n. 493/93 non è riuscito ad incidere più di tanto.
Su via di Macchia Saponara, ad un certo punto, si incontra il parco “Massimo di Somma”, detto anche parco della Madonnetta, inaugurato nel 2002 per celebrare la memoria dell’amministratore scomparso nel 2000. E’ stata una conquista di notevole importanza per questo quartiere. La zona di verde in cui è stato realizzato, che versava in totale stato d’abbandono, su sollecitazione e con impegno personale dei cittadini è stata completamente bonificata e dotata di parco giochi per i bambini del quartiere, centro sportivo, pista podistica, pista di pattinaggio e persino di una piattaforma d’atterraggio per elicotteri. Tutto nelle intenzioni, perché nel tempo, l’incapacità dell’Amministrazione comunale di gestione il complesso rapporto tra pubblico e privato, si è presto trasformato nell’ennesima occasione mancata.
A diciassette anni dalla fondazione del parco la situazione è preoccupante, anche se i residenti lottano contro l’inerzia delle diverse giunte comunali.
C’era una volta un’area di 21 ettari – 213.600 metri quadrati per l’esattezza , autentico fiore all’occhiello per il comune di Roma, e grande speranza per la riqualificazione del quartiere periferico di Acilia. Il tutto era costituito da un’area verde di 17 ettari, parco giochi, due bar ristoranti, due asili, un centro sportivo attrezzato anche per i disabili dotato di piscine, palestre, campi da tennis, da calcio e da basket. Il costo complessivo fu di circa 11 milioni di euro sostenuto dall’imprenditore Andrea Ciabocco.
Pian piano il tempo ha prodotto i suoi risultati devastanti fino al giorno in cui il progetto viene definitivamente “defenestrato” dall’amministrazione comunale, grazie alla revoca della concessione comunale.
Resta però ancora la speranza Associazione Salviamo il Parco della Madonnetta, nata in questi anni bui e tormentati della storia del parco.

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