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san francesco di sales (2019)


La Chiesa

Il primo progetto è del 1967 a firma del professor Pasquale Carbonara e la prima realizzazione concepì il solo edificio delle opere parrocchiali. Il percorso per la sua realizzazione è stato ricco di ostacoli di vario genere e, dopo che nel 1965 la comunità riuscì ad acquistare il terreno per la sua costruzione, nel 1968 le autorità comunali rilasciarono la licenza per la costruzione della casa canonica che in breve fu realizzata, mentre il progetto del tempio restò in sospeso in attesa di ulteriori finanziamenti.
La chiesa venne dunque realizzata dagli architetti Lucrezio Carbonara, Paolo Dattero e Alfredo Re tra il 2003 ed il 2005, ed è stata consacrata e dedicata il 23 gennaio 2005 con una solenne celebrazione presieduta dall'allora Cardinale Vicario Camillo Ruini.

Esternamente, la chiesa è caratterizzata da un’ampia copertura, che si protende in avanti coprendo l'immenso portale d'ingresso, che di fatto sostituisce la tradizionale facciata, composta da tre cornici in marmo bianco[, l'una dentro l'altra, che si rimpiccioliscono e arretrano verso la vetrata che fa da entrata all'edificio.
La copertura è realizzata con tegole di rame con andamento ricurvo e si pretende con una punta sopra l'ingresso estremamente caratterizzante.
La geometria di partenza è un ottagono che forma un’aula allungata in senso longitudinale, dall'entrata all'altare. Il soffitto è composto da centine lignee a vista. Il presbiterio è dominato da un grande Crocifisso, (una delle prime opere realizzate in vetroresina) probabilmente da attribuire alla scuola dell’artista Gismondi.

Il Quartiere Alessandrino

La chiesa si trova lungo Viale Alessandrino, nell’omonimo quartiere che sorge tra la Via Prenestina, la Via Casilina, Viale Palmiro Togliatti e Via Tor Tre Teste e che mette insieme pezzi di territorio, diversi l'uno dall'altro, cuciti malamente insieme: Tor Tre Teste, Alessandrina, Quarticciolo.
Il quartiere deve il suo nome all'Acquedotto Alessandrino, costruito nel III Secolo d.C. dall'Imperatore Alessandro Severo e che percorre l'area. L’acquedotto romano è infatti il suo simbolo principale.
Per secoli la zona è stata caratterizzata dal tipico panorama della Campagna Romana, ricca di antiche rovine, come quelle del già citato Acquedotto Alessandrino. I vasti terreni della zona, nell'Ottocento, ricadevano nelle proprietà del Capitolo di Santa Maria Maggiore e della famiglia Torlonia.
Nel 1921 comincia l’edificazione del primo nucleo edilizio fatto di piccole case nell'area di Centocelle, per poi proseguire con altre edificazioni di piccola metratura negli anni ’30, realizzate in modo abusivo fuori dai vincoli del Piano Regolatore. In breve tempo si formò una lunga strada, Viale della Borgata Alessandrina, oggi Viale Alessandrino, intorno alla quale nacque in maniera spontanea il nucleo originario dell'odierno Quartiere Alessandrino, che ne conserva ancora la fisionomia.
Il quartiere era popolato prevalentemente da artigiani e ferrovieri (per la vicinanza con la stazione ferroviaria) che vivevano in condizioni precarie a causa dell’assenza di servizi primari come acqua e fognature. L’area, intesa come vero e proprio agglomerato urbano, nasce invece ufficialmente nel 1961 con la trasformazione urbanistica del vecchio "suburbo" Prenestino – Labicano prevalentemente agricolo, risalente agli inizi del ‘900.
Intorno al 1939, a ridosso della via Prenestina nacque, come borgata ufficiale, il Quarticciolo, progettato dall'Architetto Roberto Nicolini in un'area un tempo proprietà della famiglia Santini, costruita dall'Istituto per le Case Popolari.
Con la realizzazione dei due assi viari più importanti dell’area, le vie Prenestina e la via Casilina, prese il via una larga opera di realizzazione di edifici popolari ed il Piano Regolatore del 1962 regolarizzò la situazione di abusivismo precedente.
Ne 2014, la zona è stata raggiunta dalla Linea C della Metropolitana di Roma, grazie alla fermata Alessandrino.
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