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Sant'Alfonso Maria de' Liguori (2019)


La chiesa

Progettata dagli Architetti Sergio Ricci e Carlo Fioravanti, è stata realizzata tra il 1998 e il 2000.
Il complesso parrocchiale è ubicato in zona Labaro Prima Porta, periferia nord di Roma, lungo la via detta Giustiniana; è posizionato all'interno di un ampio lotto, con il fianco destro lungo l'asse stradale e soluzione di ingresso d'angolo. È costituito da tre volumi distinti, dei quali la chiesa, in posizione centrale, agisce come struttura di raccordo fra l'ampio portico e l'edificio delle opere parrocchiali sul retro. La volumetria, infatti, riprende le forme tradizionali dell'architettura ecclesiale: portico di accesso, aula e alto campanile sul retro ma ben visibile dall'intorno, Il portico, a selciato con ricorsi di travertino, ha forma ottagonale con un angolo aperto a formare il sagrato. L'aula liturgica è a pianta centrale, anch'essa di forma ottagonale, con struttura cruciforme in travi sagomate di calcestruzzo, che reggono la copertura e soprastante pseudo-tiburio coperto da lucernario a quattro fa}de. Si accede all'aula direttamente dal portico: l'ingresso è segnalato in facciata da una croce ricavata in negativo sull'intonaco grigio. All'interno i posti per i fedeli, nonostante l'aula sia a pianta centrale, sono disposti "a battaglione" e guardano l'area dell'altare con effetto prospettico forzato a causa della leggera pendenza del pavimento. Il presbiterio, con parete absidale in marmo e pavimento in travertino chiaro e scuro a motivi geometrici, ospita l'altare in guisa di mensa, con sede presidenziale in asse — quasi un trono — e retrostante crocifisso in nicchia a muro; l'ambone monumentale è sulla destra, affiancato dalle sedute dei lettori, dall'organo e dalla schola; il fonte ottagonale in marmo bianco di Carrara, sagomato a vasca, è sulla sinistra, La luce penetra dalle piccole finestre quadrate che formano motivi geometrici sulle pareti laterali e dalle alte vetrate verticali in zona presbiterale. Il volume della chiesa è fiancheggiato da due volumi più bassi, compatti, che ospitano la sagrestia e gli uffici parrocchiali.

Il quartiere di Labaro - Prima Porta

Fin dai tempi di Augusto, lungo il corso del tevere, i ricchi romani erano usi insediare le loro ville immerse nel verde, mentre nella campagna circostante erano presenti alcuni casali agricoli. È il primo insediamento consistente di Labaro.
Poi, per tanti anni, nulla più e per avere un altro forte insediamento occorre arrivare agli anni '40 del '900 con la costruzione delle fornaci per la lavorazione dei laterizi, utilizzando la terra argillosa e l’acqua del Tevere.
Intorno a quell'insediamento industriale, poco a poco, sulle colline circostanti si formano le prime casette abusive, realizzate dagli stessi lavoratori delle fornaci.
A seguire, alla fine della seconda guerra mondiale, a popolare quel territorio furono centinaia di abruzzesi, marcheggiani, ciociari e abitanti delle campagne laziali che affluirono, in massa nei suburbi est di Roma e anche a Labaro e a Prima Porta, che già si presentavano come borgata consolidata.
Da quel momento, la crescita fu praticamente ininterrotta e, con la costruzione sul Tevere della diga di Castel Giubileo ad opera della Società Idroelettrica Tevere e poi passata all’ENEL, negli anni 50, arrivarono sul posto anche molti operai provenienti dall'Umbia.
La zona è un esempio illuminante di come cominciava a formarsi l'abusivismo (molto di necessità) nelle periferie romane, con classi poco agiate della popolazione, in genere operai, che costruivano case di fortuna avendo acquistato dai grossi proprietari terrieri, piccoli lotti di terreno per costruirsi da soli l'alloggio.
Queste Borgate "spontanee", costruite fuori da ogni piano regolatore, rimasero dimenticate per tanti anni dalla pubblica amministrazione, in assenza totale dei servizi fondamentali.
Ancora negli anni ’70 Labaro e Prima Porta sono conosciuti e descritti come luoghi di totale abbandono e fino ad oggi l’edilizia è cresciuta considerevolmente intorno ai primi nuclei storici sviluppandosi come iniziativa quasi completamente abusiva, tipica dell’area romana, per espandersi, più recentemente, in zone di nuova formazione come Santa Cornelia e Via di Valle Muricana.
Per tanti anni gli abitanti di Labaro e Prima Porta hanno lottato per il riconoscimento del diritto di cittadinanza e le loro lotte sono state importantissime per l'organizzazione delle comunità periferiche e per il superamento dello status di "borgata spontanea", con il superamento, spesso in sanatoria, degli abusi edilizi.
Si è fatto tanto, ma in tante zone non è cambiato nulla dagli anni ’60: in alcune zone ancora oggi mancano le opere di urbanizzazione primaria, le fogne, l'acqua e il riscaldamento.
Una nuova immigrazione di disperati, è arrivata non più dalle regioni povere dell’Italia ma dalla Romania, dall’Africa, dalla Siria, dall’America Latina. Si ripropone un nuovo abusivismo di necessità che oggi rischia di sommarsi alla guerra tra ultimi, anche se sono molti i progetti per dare decoro, sicurezza e tranquillità ai cittadini e per creare legami di solidarietà e appartenenza.
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