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San Raimondo Nonnato (2019)


La Chiesa

Il lotto giace in direzione dell'insediamento di un complesso commerciale ed è adiacente a un sito archeologico di un certo interesse. Il bacino demografico di riferimento giace per la maggior parte nel settore urbano esposto a sud/sud-ovest, attualmente distante dal nucleo parrocchiale provvisorio, in considerazione della netta articolazione del sito e della disponibilità agli accessi gravanti tutti sul parcheggio di via Capizzano, il disegno progettuale ha prescelto un'ipotesi lineare a bassa densità, fatta eccezione per i volumi dell'aula e del campanile, articolandosi lungo la diagonale est-ovest del parallelogramma insediativo, quasi a memoria delle tipologie ecclesiali medievali. Su questa matrice geometrica il complesso è strutturato da un forte muro - quasi in guisa di percorso — lungo il quale si articolano e si dispongono le diverse tipologie insediative: alla sinistra, il volume dell'aula ecclesiale, che raggiunge un'altezza massima all'apice della copertura pari a 12,65 metri dal piano di calpestio e la cappella feriale; quindi — quasi in sequenza — le diverse funzioni parrocchiali giacenti sull'area residua che insiste sugli ingressi del parcheggio di via Capizzano, a sud-ovest e sud-est. La casa canonica, invece, che si identifica come un volume indipendente, giace sul terminale del complesso, unica parte edilizia situata al primo piano, resa autonoma negli accessi e nelle prospezioni. Il fronte principale della chiesa è esposto a ovest sullo snodo fra le vie Broglio e Capizzano; ha sagoma di timpano rovesciato, pur se reinterpretato in chiave moderna. Morfologicamente si è inteso richiamare e privilegiare il lungo muro diagonale di spina con pietra locale tradizionale, richiamando invece storicamente il travertino nella facciata principale e trattando i prospetti laterali e terminali dell'aula con muratura in mattoni a vista, in accordo con le memorie archeologiche. Il resto del complesso presenta finitura a intonaco alla romana.

Il quartiere di Osteria del Curato

Osteria del Curato è un quartiere del VII (ex X) Municipio del Comune di Roma, situato a sud-est della capitale, internamente e a ridosso del Grande Raccordo Anulare, tra la Via Tuscolana, Via Anagnina e Via delle Capannelle.
Con la realizzazione del capolinea della Metro A, la zona ha familiarmente cambiato nome in Anagnina, come l'omonima stazione della Metro, anche se Osteria del Curato è un nome antico, legato alla esistenza dell'antico casale con osteria, già appartenente alla proprietà Lateranense, che si incontra poco oltre il X km. della via Tuscolana, sul lato destro uscendo da Roma. Il complesso era già raffigurato in una carta della seconda metà del 1600. Qui, secondo la tradizione, un padre curato preparava da mangiare per i contadini della zona posta sulla via percorsa dai carretti che portavano il vino dei Castelli romani fino in città ed era un punto di sosta utile perché isolato nella campagna. Aveva anche una piccola cappella ad uso dei viandanti e degli abitanti della campagna intorno.
Durante il fascismo il casale divenne base per i gruppi partigiani.
Nel quartiere, la zona verso via delle Capannelle è ricca di reperti archeologici di pregio.
Col tempo la zona ha subito un processo di grande espansione e agli insediamenti originari nei pressi della fermata Anagnina si sono aggiunti quelli di Osteria del Curato 1 (alla fine degli anni 90 piano di Zona B20) e Osteria del Curato 2 (negli anni 2005-06, piano di Zona D6).
Ad oggi, pertanto, Osteria del Curato si presenta come un territorio ampio e frammentato, che ha poco la caratteristica della periferia urbana e sembra piuttosto un sobborgo dei castelli romani, oggetto, da diversi anni, di un notevole processo di edificazione, che lo ha reso un quartiere popoloso, dove molte giovani coppie hanno stabilito la residenza attratte più che dai servizi, dalla posizione, dal verde, dai nuovi palazzi e dalla relativa tranquillità che si respira all’interno della zona.
Della periferia, però, Osteria del Curato ha parecchi difetti, a partire dai collegamenti viari difficili e con un traffico molto intenso su tutte le vie consolari. Quasi del tutto inesistenti i servizi di pubblica utilità; nonostante il numero di residenti e nonostante le richieste più volte avanzate dai cittadini, non esistono centri di aggregazione e il più vicino ufficio postale è quello collocato all'interno del Centro Commerciale Cinecittà 2.
La realizzare di nuove costruzioni, tuttavia, continua incessante, nonostante la crisi dell'edilizia e la zona è caratterizzata anche dalla presenza di immobili di pregio e lussuosamente rifiniti, senza preoccuparsi minimamente di dotare i nuovi insediamenti di spazi e luoghi ad uso pubblico che possano qualificare la zona.
Il nuovo edificio della chiesa di San Rainmondo Nonnato non è stato ancora realizzato e le vicende legate all'area destinata alla sua realizzazione meritano un approfondimento: l'area tra Via M. Broglio, Via Capizzano e Via del Casale Ferranti, di proprietà del Comune di Roma, è stata concessa gratuitamente, in diritto di superficie, con deliberazione n. 150 del 25 marzo 2003, al Vicariato e per la precisione all'Opera Romana per la preservazione della fede e la provvista di nuove chiese in Roma, per la realizzazione del nuovo complesso parrocchiale, ivi comprese le opere di urbanizzazione secondaria previste dallo specifico Piano di Zona, per cui i residenti pagano da tempo i relativi oneri.
Successivamente, nel 2005, venne accolta dal Comune una richiesta di ampliamento dell'area per garantire - si legge nella richiesta - una maggiore fruibilità a scopo di aggregazione sociale. Complessivamente, con le due delibere citate il Comune ha concesso al Vicariato un totale di mq. 13.300 senza alcun corrispettivo.
A distanza di quasi 15 anni, tuttavia, il terreno rimane ancora recintato, senza che le opere previste siano state realizzare e senza che che l'area sia resa, comunque e nel frattempo, disponibile come area verde, nonostante le ripetute richieste avanzate dal Comitato di Quartiere: il Vicariato è determinato a procedere nella costruzione del nuovo complesso parrocchiale, superando le difficoltà "archeologiche" sino ad ora incontrate che probabilmente impediranno al progetto originario di vedere la luce.


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