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Natività di Maria (2019)


La Chiesa

Il complesso parrocchiale progettato dall’Architetto Roberto Panella e realizzato tra il 1998 e il 2000, è stato costruito su un lotto in forte pendenza, a forma di rettangolo molto allungato, assai arretrato da via di Bravetta, nella parte a maggior declivio, onde preservare la visuale sulla Valle dei Casali. Pertanto gli unici elementi di forte riferimento visivo sono il campanile e parte del grande arco di facciata. Sull'area prospiciente la chiesa, oltre a un ampio sagrato a gradoni -- luogo di soglia, sosta e accoglienza è stata realizzata anche una vasta zona attrezzata a verde. Risulta chiaro che tale disposizione planimetrica e volumetrica tiene conto sia di un inserimento poco invasivo nel contesto, sia dei vincoli paesaggistici, senza snaturare i valori liturgici e pastorali alla base della progettazione del complesso parrocchiale. Lo spazio della chiesa, luogo di raccolta della comunità e di celebrazione del mistero, ben definito dalle articolate pareti laterali in parte inclinate, dal pavimento in leggero declivio e dalla volta di copertura in legno lamellare, con la sua forma tronco-conica è teso e convergente verso il presbiterio, fulcro del l'azione liturgica, connotato a sua volta dalla presenza della grande vetrata absidale che lo rende permeato di luce, in contrasto perciò con gli ambienti laterali, dalla luce più soffusa e dalle pareti perimetrali tese nella loro forma obliqua. Il presbiterio si caratterizza per l'equilibrata articolazione di altare, ambone e seggio presidenziale. Il fonte battesimale è posto a quota più bassa, sul lato destro del presbiterio stesso. Dietro la parete absidale sono individuabili la sagrestia e la cappella feriale, dove è custodito il tabernacolo, ben visibile anche dall'assemblea. Per gli arredi liturgici fissi della cappella sono stati riutilizzati, opportunamente riadattati, quelli della cappella provvisoria, che per anni hanno accompagnato la vita pastorale della comunità. Un cortile centrale a ridosso dell'abside divide le funzioni della chiesa dagli ambienti della canonica e delle aule.

Il Quartiere di Suburbio Gianicolense/Bravetta

Il Suburbio Gianicolense si trova nell'area compresa tra l'omonimo quartiere e il Grande Raccordo Anulare (GRA). Come la maggior parte dei suburbi di Roma, per secoli anche questo territorio fu principalmente una zona di campagna. Nel XVII Secolo su un fondo nacque il primo nucleo di una villa che, più avanti, divenne Villa York.
Alla fine del XIX Secolo furono costruite due importanti strutture militari: il Forte Aurelia Antica ed il Forte Bravetta.
La zona di Bravetta si è sviluppata ai tempi del fascismo quando, nel 1921, fu istituito il Suburbio, che inizialmente era il IX e che divenne il VII nel 1954 quando il Suburbio Ostiense venne soppresso. Tra gli anni Venti e gli anni Trenta venne costruito nella zona il monumentale complesso del Buon Pastore, opera dell'Architetto Armando Brasini.
Durante la Seconda Guerra Mondiale il Forte Bravetta, situato nel Suburbio, divenne tristemente noto come luogo di esecuzione di numerosi antifascisti.
Dopo la guerra la zona fu oggetto di una urbanizzazione a macchia di leopardo, con zone residenziali, ma anche abitazioni prestigiose; tra le strade si trovano edifici storici e di pregio come la Torretta dei Massimi risalente al XII e costruita sui resti di una villa romana di lusso, nonché diverse ville del Seicento e del Settecento, ma il quartiere è conosciuto anche per le aree verdi.
La zona è però nota anche per le vicende legate all’ex residence Bravetta, costruito negli anni settanta dal gruppo Mezzaroma e dedicato, nel 1982, a sito di accoglienza temporanea per far fronte al problema del disagio abitativo dal Comune di Roma. La permanenza "temporanea" degli inquilini in assistenza alloggiativa si protrasse per tutti gli anni Ottanta fino alla metà degli anni Novanta. Passata l’emergenza, molte delle famiglie furono trasferite negli alloggi popolari definitivi e il residence Bravetta divenne luogo di occupazioni abusive da parte di immigrati, rom e senza tetto. Nel 2007 un’ordinanza decretò lo sgombero del «Residence Roma» e si decise con una delibera firmata in accordo con la proprietà, di destinare parte della struttura a carattere residenziale e utile alla realizzazione di servizi essenziali per il quartiere. Nel 2007 un’ordinanza decretò lo sgombero e il Campidoglio firmò un accordo con i costruttori per un intervento di riqualificazione dello scheletro di cemento, da destinare in parte a residenze e in parte alla realizzazione di servizi per il quartiere: viene lanciato il progetto “Corti Romane”, reso possibile dal cambio di destinazione d’uso a residenziale richiesta e ottenuta, dopo un iter burocratico di anni, dalla società edilizia. Accanto agli appartamenti, prevede opere a scomputo quali un asilo, una materna, un polo culturale e spazi comuni di aggregazione per i cittadini. Ci sono voluti però otto anni per il rilascio del permesso di demolizione e le ruspe arrivarono solo all’inizio del 2016, per essere bloccate subito dopo da un sequestro della Polizia Locale per violazione dei permessi amministrativi.
Ad oggi, gli scheletri delle cinque palazzine continuano a dominare il paesaggio, in attesa che si realizzi il nuovo complesso residenziale Dal blocco delle demolizioni, nel 2016,i lavori sono fermi e i Mezzaroma sono tutt’ora in attesa del permesso a riprendere i lavori.
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