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Parrocchia Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù (2019)

La Chiesa

Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù è una chiesa dedicata a Maria Josefa Sancho de Guerra, fondatrice della congregazione delle Serve di Gesù della Carità, canonizzata da san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000. L'edificio è stato progettato dagli architetti Sharon Miura e Francesco Garofalo.
La prima Messa vi è stata celebrata dall’allora cardinale vicario Camillo Ruini il 27 gennaio 2001.
La chiesa sorge in un'area quadrata di 80 metri di lato, a cavallo tra una borgata abusiva e un piano di zona di edilizia economica e popolare, al sedicesimo chilometro della via prenestina. L'aula è rivolta verso il quartiere: è circondata per due lati dal sagrato su cui si staglia il campanile che emerge come un'estensione della facciata, caratterizzata dallo schermo in pannelli bianchi di cemento che filtrano la luce portata in profondità nell'aula, fino al presbiterio, dal sole del pomeriggio.

Il Quartiere di Ponte di Nona / Colle degli abeti

Un quartiere di periferia uguale a tanti altri, per metà nato dall’abusivismo, per l’altra metà dalle buone intenzioni di chi aveva progettato un esempio ideale di buona edilizia economica e popolare. Un quartiere periferico che come tanti altri è isolato e senza collegamenti viari, senza servizi essenziali, senza trasporti pubblici efficienti, senza luoghi di socialità, senza manutenzione.
Eppure il Piano di Zona 20 dell'ATER, sulla carta, è uno dei rari esempi di “bellezza architettonica” nel mezzo della periferia. Il progetto, a firma dell’architetto Paolo Portoghesi (che risale al 1986, ma la cui realizzazione avvenne solo tra il 2005 e il 2008) cerca di recuperare la tradizione figurativa che caratterizza la tipologia edilizia di Città giardino a Montesacro o della Garbatella e, più in generale, si rifà al "barocchetto romano" che si affermò a Roma per tutti gli anni Venti. Gli edifici abitativi inframezzano i corpi edificati a grandi cortili e spazi comuni dedicati al verde e alla socialità.
Ancora, tra la via Raul Follereau e la via Albert Schwaitzer si trova il QUARTIERE ISVEUR dello Studio Passarelli, caratterizzato dalle caratteristiche casette colorate che ricordano Burano. A vederle si rimane rapiti, ma presto lo stupore lascia il posto presto al senso di vuoto e abbandono, di fronte alle strade non curate e ai cantieri abbandonati.
Al centro si trovano i resti di quello che doveva essere un parco, con anche un laghetto attraversato da un ponticello di legno, purtroppo ora completamente secco. Tutto è in stato di abbandono e degrado.
A cercare di attenuate il senso di alienazione ci pensa unicamente il Comitato di quartiere particolarmente attivo che ha duramente lottato per i servizi fondamentali, come una linea autobus, la farmacia, un supermercato e i bus scolastici. Solo un po’ più a Nord si trova la zona nuova di Ponte di Nova, regno dei Carlino e dei Caltagirone, che rappresenta un’altro esperimento fallito che ruota ormai solo intorno al Centro Commerciale di Roma Est.
La parrocchia, anch’essa nata con l’idea di farne un centro di aggregazione, si trova in fondo a via Albert Schwaitzer nella piazza omonima, al culmine delle palazzine popolari colorate. Riesce a raggiungere a mala pena un terzo delle oltre 6500 famiglie del quartiere, la maggior parte composte da giovani coppie con bambini piccoli che, in poco più di 200, frequentano abitualmente il catechismo e la parrocchia, dove il parroco pensa di ricostruire un tessuto connettivo sociale attraverso l’oratorio e i corsi di teatro.
Intanto, Un posto che avrebbe avuto tutte le caratteristiche per essere un ottimo esempio di edilizia popolare e di recupero abitativo del territorio sottratto alla campagna romana, ora appare come un anonimo teatro di vuoto e desolazione.
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