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Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi (2019)


La Chiesa

Il complesso parrocchiale Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi, progettato dall'architetto Piero Sampaolo, è stato inaugurato da papa Benedetto XVI nel dicembre 2007. Si trova nell'area del XV Municipio. La realizzazione del complesso, oltre a rispondere alle necessità di una comunità in crescita, concorre contemporaneamente al rinnovamento del quartiere, inserendo, a fronte di un tessuto slabbrato e disordinato, un volume compatto e riconoscibile, un segno chiaro, generatore di chiarezza per l'intorno. Uno dei punti fermi del progetto è stato quindi la creazione di una piazza come fulcro di tutto il complesso: uno spazio di non piccole dimensioni, protetto dal traffico e dai rumori di via delle Vigne al servizio delle attività pastorali e liturgiche ma anche del quartiere tout court. L'aula liturgica, pur se a pianta centrale, con abside e contro abside in facciata, ha impianto liturgico del tipo basilicale, con la cappella feriale e la sacrestia sul lato sinistro, a fare da cerniera con le opere parrocchiali, in forma regolare, con finestre a nastro orizzontali. Fattore unificante, dal punto di vista dell'immagine, è la muratura di mattoni a faccia-vista, affiancata da pochi elementi in calcestruzzo anch'esso a faccia-vista, dal travertino e dalle vetrate con infissi in alluminio elettrocolorato. La struttura di tutto il complesso è in calcestruzzo armato, tranne la copertura dell'aula, in legno lamellare, con l'integrazione di travi di acciaio. Anche la struttura del campanile è in cemento armato con paramento in muratura di mattoni a faccia-vista, fino all'altezza di 21 metri mentre quella della vera e propria cella campanaria è costituita da una serie di pilastri a lama così che si renda visibile il movimento delle cam paney suggestione di poco inferiore a quella del suono. Quanto alla piccola chiesetta preecistente, si è deciso di riutilizzarla come salone parrocchiale, previa una leggera rivicitazione, che non ne ha cancellato l'immagine consolidata nella memoria dei fedeli.

Il Quartiere di Colle del Sole-Magliana Vecchia

Sul lato a nord di via della Magliana, dove il Tevere fa una grande e stretta ansa, più o meno all'altezza del cosiddetto viadotto Morandi sulla autostrada verso l'aeroporto di Fiumicino e della Stazione Ferroviaria Magliana, nel quadrilatero compreso tra il Tevere, Via Fosso della Magliana, Via di Portuense e Via del Trullo, si apre un quadrilatero che forma il territorio di Colle del Sole.
Al suo interno, lungo la direttrice di Via delle Vigne che congiunge via della Magliana, in basso, con Via Portuense, a Nord, sorge una zona semi collinare in via di progressiva edificazione, che alterna palazzine basse a piccole case e ville, incastonato da zone verdi che conferiscono all'insieme una caratteristica del tutto particolare.
Colle del Sole (già Borgata Magliana), pur facendo parte del quadrante del Trullo, è associata nel comune sentire a quello di Magliana Vecchia.  Si tratta di un luogo di antichi culti pagani e cristiani, urbanizzato già nei primi del Novecento, quando furono edificate le abitazioni per gli operai degli insediamenti industriali del Trullo. Qui si collocano le origini leggendarie del territorio, e dei «Fratres Arvales», fratelli adottivi di Romolo e primi sacerdoti di Roma Antica.
Proprio all'inizio di Via delle Vigne, all'incrocio con Via della Magliana, un vecchio abitante della zona passa il suo tempo seduto su una sedia di fronte alla propria abitazione, dando l'impressione di entrare in un comprensorio chiuso di cui la guardiania è gestita in una sorta di autonoma organizzazione.
Arrivati a ridosso della chiesa, colpisce immediatamente il contrasto che c'è tra la il lato sinistro della strada, quasi completamente occupato da piccole palazzine e il territorio che si apre sulla destra, caratterizzato da un'ampia veduta verso la campagna che lascia lo sguardo libero di intravedere, in lontananza, il lungo edificio del Corviale. Sempre sul lato destro della chiesa, sono presenti villette tipiche della zona dell'Agro pontino, immerse in piccoli filari di ulivi e altri edifici in corso di realizzazione, che non si capisce se siano cantieri abbandonati o piccole ville ancora in costruzione, tirate su nei fine settimana dai proprietari di quegli scampoli di terreno di quel che resta, in quel luogo, della campagna romana che caratterizzava, nel passato, l'hinterland cittadino.
E' uno dei tanti modi di presentarsi della periferia romana, un luogo non distante geograficamente dal cuore dei vicini quartieri della Magliana e del Trullo (nei quali la città si respira in tutta la sua densità popolare), ma dove invece sembra di essere immersi nell'altrove, distanti dalla città, tanto che viene da chiedersi se la chiesa non voglia in realtà rappresentare una centralità auspicata intorno alla quale costruire, pian piano, una nuova fetta di città, magari più vivibile, ma dove, per il momento, a colpire è soprattutto il senso di astratta rarefazione dello spazio.
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