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San Corbiniano (2019)


La Chiesta

La chiesa di San Corbiano all’Infernetto nasce nel 2011, su progetto dell'Arch. Umberto Riva, dal presupposto di dare vita a un fatto architettonico che strutturi questo spazio indifferenziato e ne definisca un'idea di piazza e di centro. Nel progetto del complesso parrocchiale, pertanto, è stato dato grande rilievo al sagrato piano triangolare in leggera salita, convergente verso l'ingresso principale della chiesa a una quota leggermente rialzata rispetto al piano stradale. Le diverse volumetrie dei corpi di fabbrica che compongono il complesso, si concludono sui muri perimetrali a voler creare un confine tra il sagrato e i luoghi di culto: un muro netto e continuo che ha la funzione di bordo, scandito da vuoti che definiscono le aperture, con il portico di ingresso a fare da punto cardinale, dal quale si snodano i percorsi: sia quelli interni all'aula liturgica che quelli delle opere parrocchiali. Il fronte principale dell'edificio chiesa è segnato da una grande croce vetrata che mette in relazione interno ed esterno e che di notte si pone quale segnale a scala urbana. Il volume dell'aula è ordinato da una pianta trapezoidale che perimetralmente è segnata da una serie di episodi organici al culto, che emergono all'esterno sul profilo della muratura di bordo verso il sagrato: I l abside, il campanile e il volume dell'aula feriale. Il fronte del complesso parrocchiale si apre invece sul lato opposto al sagrato verso uno spazio ricreativo che comunica con la chiesa attraverso una serie di percorsi e rampe. Congiunta con l'aula parrocchiale e a essa adiacente è la canonica. Le superfici, siano esse interne che esterne, sono semplicemente intonacate; l'atrio e l'aula hanno la pavimentazione in peperino; le aule di studio in gres; il sagrato è realizzato in battuto di cemento staggiato diviso in campi da profili in peperino. Gli arredi sacri - ambone, crocifisso e fonte battesimale — sono opera dello scultore don Battista Marello.

Il quartiere Infernetto - Zona Nord

L’Infernetto non sarebbe stato una landa desolata se soltanto fosse andato in porto il progetto che nel 1888 firmarono il cav. Carocci, l’ing. Prof. Muratori e il dott. Siciliani per la costruzione di una ferrovia per collegare Roma Ostiense alla zona dell’antica città di Laurento, con un percorso che, dopo aver affiancato la via Ostiense piegasse a sud est all’altezza di Malafede e facesse una fermata all’Infernetto (quindi il toponimo era già in uso) per terminare a Laurento, ovvero l'antica città dove la mitologia indica lo sbarco di Enea e dove lo stesso prese in moglie Lavinia, figlia del re del Lazio. L’intento della ferrovia era quello di valorizzare il sito archeologico e fornire poi una linea di trasporto che giungesse direttamente alla tenuta reale di Castel Porziano.
Invece ora Infernetto appartiene alle periferie romane sviluppatesi a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, in una vasta area residenziale lambita dalla Cristoforo Colombo verso Ostia, la cui denominazione deriva dall’uso, nella zona, di grosse carbonaie che, impegnate per produrre lentamente carbone, usavano grandi fuochi vaporosi che, visti da lontano, davano l’idea dell’inferno.
Fra il 1858 e il 1868 i tecnici dello Stato Pontificio tentarono il risanamento idraulico delle zone litoranee, ma i loro tentativi non ebbero grande fortuna e le ricche famiglie nobiliari accontentandosi di far pascolare il loro bestiame nelle aree malsane, favorirono il radicamento della malaria e la sua diffusione. La necessità di bonificare le terre circostanti Roma nacque soltanto all’indomani della proclamazione di Roma capitale del nuovo regno Sabaudo e la bonifica, avviata nel 1884 dall’Associazione generale dei braccianti di Ravenna che il 24 novembre dello stesso anno inviò alla volta dell’Agro romano 500 braccianti e 50 donne. L’impresa fu conclusa nel 1891 ma, il prosciugamento dell’intera area, non fu completato. Bisognerà aspettare il decennio compreso fra gli anni ’20 e ’30 del '900 per assistere ad una nuova spinta alla bonifica dell’area ad opera delle politiche fasciste.
L’inizio della “colonizzazione” vera e propria dell’area iniziò alla fine degli anni quaranta quando alcune famiglie immigrate da varie regioni d’Italia acquistarono i terreni dal principe G. Aldobrandini per insediarvi le loro aziende agricole. Dopo qualche tempo i nuovi proprietari abbandonarono l’attività agricola e a poco a poco vendettero i terreni a parenti, conoscenti e costruttori che, vedendo nella possibile speculazione edilizia una veloce forma di arricchimento, iniziarono il lento ma progressivo “sviluppo” , essenzialmente abusivo, dell’area (cfr. Laboratorio di Urbanistica - infernetto.info).
Oggi la parte più a Nord dell'Infernetto, quella più prossima a Casal Palocco ricompresa nel triangolo tra Via Cristoforo Colombo, Via Francesco Cilea e Via Pietro Romani, dove si trova la Chiesa di San Corbiniano, comincia ad essere caratterizzata da una lottizzazione ordinata di case a schiera e qualche palazzina bassa, con una progressiva razionalizzazione della viabilità e degli spazi pubblici.
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