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Santa Faustina di Kowalska (2019)


La Chiesa

La chiesa, collocata, all'interno del Piano di Zona "Quartaccio” è stata progettata dall’architetto Michele Molè, fondatore dello Studio Nemesi.
L'intervento rientra nel piano di realizzazione di una "Pastorale per lo sport”. Rispetto ai veri e propri centri parrocchiali, che costituiscono il corpo principale del programma giubilare, l'intervento possiede dei forti caratteri di specificità sotto il profilo tipologico. Il programma prevedeva, infatti, la realizzazione di un complesso a destinazione d'uso mista, in grado cioè di ospitare spazi destinati alla pastorale: cappella feriale, aule per la catechesi e il magistero; alla residenza: la casa canonica; e spazi legati allo svolgimento di attività sportive e altre a carattere laico, quali ad esempio: rappresentazioni teatrali, assemblee cittadine e in casi eccezionali, funzioni religiose. Il progetto dunque, interpretando in chiave simbolica il programma funzionale, vive del rapporto e del contrasto tra due organismi architettonici: la parte laica, appare come una "presenza", un volume compatto, che nella sua astrazione - e introversione -- sembra un oggetto "emerso", come appartenente al paesaggio circostante; la parte sacra si configura viceversa come il progetto di un vuoto, di una "assenza". Il piano copertura, insieme alla maglia regolare di pilastri e al piano trasparente che ne costituisce l'involucro, definiscono quindi un ambito all'interno del quale convivono in un rapporto dinamico tra loro i volumi destinati alle singole funzioni. Questo spazio, nella doppia valenza di spazio interno e luogo esterno, di spazio denso ma fluido, imploso ma aperto verso il paesaggio, trova il suo valore simbolico nell'essere esso stesso "materia", capace di relazionare tra loro i diversi luoghi del progetto e questi stessi con il costruito da una parte e con il paesaggio dall'altra.
La chiesa è da tempo al centro della guerra giudiziaria tra il Comune di Roma e la famiglia Lenzini, proprietaria di alcuni terreni del Quartaccio. Tutto inizia nella metà degli anni Ottanta, quando il Campidoglio decide di occupare la collinetta alle porte di Primavalle, per destinarla al piano di edilizia popolare, per «ragioni di pubblica utilità». Il Tar del Lazio, però, il 20 luglio 1991 annulla la dichiarazione di pubblica utilità. Il Comune non può quindi più procedere all'esproprio del terreno. Nonostante non ne abbia acquisito la proprietà, decide comunque di destinarlo alla realizzazione di un luogo di culto. Inizialmente si pensa a un tempio dei testimoni di Geova, poi nel 1998 la concessione edilizia viene rilasciata al Vicariato di Roma. Tra la fine del 1999 e l'inizio del 2000 prende il via il cantiere in via Thomas Mann. Per non perdere la proprietà del terreno, la famiglia Lenzini il 21 marzo 2000 cita in giudizio il Comune, chiedendo il blocco dei lavori. Mentre la causa va avanti presso il Tribunale di Roma, i lavori si concludono e la chiesa viene consacrata. Con sentenza dell'8 agosto 2011, il giudice di primo grado attesta la proprietà in capo al Vicariato, provvedimento però dichiarato illegittimo dalla Corte europea dei diritti dell'uomo con una sentenza del 5 maggio 2000. Se i giudici di secondo grado dovessero accogliere quest'impostazione, la chiesa del Quartaccio diventerebbe di proprietà della famiglia Lenzini, che ne potrebbe disporre a suo piacimento.
Fatto sta che la chiesa, ad oggi, risulta chiusa ed in stato di semi abbandono.

Il Quartiere di Quartaccio

Il Quartaccio è un quartiere periferico a nord di Roma. Nasce negli anni ottanta come piano di zona di Edilizia Economica e Popolare ai sensi della legge n. 167/69.
La realizzazione del quartiere è iniziata nel 1984 quando il Comune di Roma affidò all'ISVEUR la concessione per la progettazione del PdZ 13V bis per complessivi 700/800 alloggi. Il progetto ebbe inizio con una visita all'area ubicata nel quartiere di Primavalle, adiacente alla zona di Torrevecchia, dove sorge su una collinetta allungata che in quegli anni era occupata da un'azienda agricola condotta da una famiglia proprietaria del suolo.
Il quartiere, figlio di un preciso progetto di edilizia popolare, tradisce fin da subito le aspettative degli urbanisti e degli architetti che lo avevano ideato, divenendo celebre solo per le sue storie di droga e violenza.
Via Andersen è la strada principale della zona, costeggiata da ambo i lati da una fila di edifici bassi del tipico colore delle case popolari. E’ concepito con la logica degli spazi urbani tipici dei paesi, con le case si affacciano sui punti simbolo della vita comunitaria: piazzette, piccoli spazi verdi e ancora piazzali, usati soprattutto come parcheggi.
Il Quartaccio colpisce però per la sua aria spettrale, con le saracinesche dei negozi quasi tutte abbassate e le persiane delle case per la maggior parte chiuse, tanto da sembrare un quartiere fantasma.
La presenza delle persone è tradita soltanto dai panni stesi sui terrazzi, dalle macchine parcheggiate lungo i marciapiedi e dalle tante scritte che si rincorrono sui muri . Le case popolari nascondono una serie di baracche abusive abitate da zingari e rumeni e molti negozi sono ormai diventati case di abitazione.
Neanche la chiesa è frequentata dagli abitanti della zona e ora è chiusa e non è possibile nemmeno visitarne l’interno.


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