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Sant'Andrea Corsini (2019)


La chiesa

La chiesa è stata realizzata tra il 2001 e il 2003 su progetto dell'architetto Roberto Panella. L'area del complesso parrocchiale si attesta su via Alessandro Della Seta a cavallo fra l'edificato della borgata e la campagna romana. Il nucleo urbano che gravita intorno alla parrocchia si è venuto formando per insediamenti successivi e spontanei intorno agli anni cinquanta senza un vero e proprio progetto urbanistico che desse senso e funzionalità all'abitato. Il complesso è stato studiato in modo da soddisfare alla richiesta di un suo corretto inserimento nel contesto, che fosse sia formale che funzionale e si ponesse quale punto di riferimento per l'intera comunità di questa difficile realtà urbana realizzando al contempo un corretto orientamento della chiesa sull'asse est-ovest, secondo l'uso delle antiche basiliche. La chiesa, leggermente sopraelevata rispetto al piano stradale, è stata intesa come una piastra funzionale, preceduta da un porticato di colonne circolari rivestite con conci di mattoni in vista del tipo "fatti a mano", a protezione delle varie attività stret tamente connesse con la chiesa: il salone parrocchiale, la penitenzieria, il fonte battesimale, la sacrestia e la cappella feriale. Mediante tale accorgimento il volume della chiesa, emergente rispetto agli altri "luoghi", permette di ottenere all'interno una luce mai diretta - ma percepita solo per riflesso sulle pareti — che filtra attraverso l'ampia vetrata "rita gliata" sulla parete d'ingresso, a simboleggiare un cammino diretto verso il presbiterio, fulcro dell'azione liturgica. Le opere parrocchiali sono costituite da due blocchi integrati fra loro e collegati al resto del complesso e delimitanti gli altri due lati della piazza interna Il corpo che ospita i locali di ministero pastorale, posto sul lato sud, si sviluppa in senso longitudinale; il salone parrocchiale a esso ortogonale, chiude lo spazio esterno verso via Alessandro Della Seta, configurando così una piazza a gradoni, che svolge il ruolo di accoglienza, sosta, aggregazione liturgico-pastorale e giuoco.

il quartiere di Gregna di Sant’Andrea

A quanti è capitato, come a me, percorrendo la corsia esterna del Gran Raccordo Anulare venendo da sud, di osservare la grande insegna della "Barcaccia illuminazione", poco prima di arrivare allo svincolo per l'Anagnina, e di chiedersi cosa e chi potesse esserci in quella zona. Soprattutto chi e perché potesse aver deciso di abitarci. Solo ora che ho deciso di fotografare la chiesa di Sant'Andrea Corsini, ho scoperto l'esistenza di uno strano quartiere: la borgata di Gregna di Sant'Andrea.
Gregna è la zona urbanistica 10H del Municipio Roma VII di Roma Capitale. Si estende, a est, verso Casal Morena, a sud, verso l'Appia e Ciampino, a Ovest verso Quarto Miglio e Lucrezia Romana.
La sua collocazione e veramente singolare: esternamente e a ridosso del Grande Raccordo Anulare, tra la via Anagnina e la via Appia Nuova, si trova una zona composta in quota parte da piccole fabbriche e esercizi commerciali specializzati nell'illuminotecnica e nell'arredo, in altra parte di piccole casette residenziali figlie dell'abusivismo degli anni passati.
Si tratta in realtà di una sottile striscia di territorio ai cui confini esterni si apre uno sguardo mozzafiato verso i campi e i castelli romani.
Un insediamento creatosi spontaneamente e dal nulla intorno agli anni '70 del novecento a seguito dei processi migratori interni di cittadini laziali, marchigiani e campani che fissarono la propria residenza a Roma e costruendo su piccoli lotti di terreno ed in modo completamente abusivo, piccole casette generalmente sprovviste anche anche dei servizi igienici. Un abusivismo di necessità, venuto su nei cantieri del sabato e della domenica, infiltrato poi anche da interventi di speculazione edilizia che hanno approfittato della situazione, trasformando le casette basse in piccole palazzine di tre o quattro piani e , soprattutto, dell'arrivo dei servizi comunali in tempi più recenti che hanno, di fatto, sanato la situazione urbanistica, sulla scorta della impossibilità reale di mettere per strada un discreto numero di persone, stante la carenza cronica, nella capitale, di alloggi di edilizia economica e popolare.
Mentre camminiamo per l'accenno di strade che caratterizza la borgata, ci colpisce, ad un certo punto un cartello posizionato sul muro di cinta della scuola di protezione civile dei Vigili del Fuoco in Congedo che pubblicizza una fabbrica di fuochi di artificio. Un elemento caratterizzante dello stato di apparente caos disordinato che si vive nelle periferie, dove la contraddizione non è un handicap, ma spesso una vera e propria opportunità. Così come lo è vedere convivere, sugli stessi terreni e occupando gli stessi spazi, un pezzo di tessuto produttivo accanto ai luoghi abitati, quasi a riprodurre ciò che nel passato era la quotidianità dei centri abitati dove il fabbro e il meccanica condividevano gli spazi urbani con gli altri residenti. Un ambiente nato, prima che sui bisogni reali, sul senso di solidarietà di chi si è trovato a condividere un comune destino e che ora ha lasciato solo il ricordo dei rapporti umani che un tempo c'erano, ora trasformato dalla freddezza delle macchine che scorrono sul Raccordo Anulare e che, solo se vogliono, possono imboccare l'uscita di Gregna di Sant'Andrea.
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