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San Patrizio (2019)

La Chiesa

La chiesa di San Patrizio a Colle Prenestino è una delle ultime nuove chiese di Roma post giubileo del 2000: i lavori di costruzione, realizzati su progetto dell'architetto Maicher Biagini, si sono conclusi nel 2007 ed è stata consacrata dal cardinale vicario Camillo Ruini il 18 marzo 2007. Durante i lavori furono rinvenute alcune tombe di epoca etrusca.
Il progetto è stato concepito tenendo presente alcuni chiari principi progettuali: la centralità dell'assemblea celebrante come generatrice dello spazio liturgico; la valorizzazione dei poli liturgici; la creazione di spazi adatti al raccoglimento e alla meditazione. L'articolazione degli spazi è mediata dalla particolarità del luogo, caratterizzato da elementi di grande suggestione, quali la presenza di una cava di tufo e la campagna romana - qui ancora incontaminata — che entra nello spazio liturgico attraverso la grande vetrata situata sul fianco nord-est del presbiterio. L'aula è un grande vano inscritto in un rettangolo di 18 x 16 metri, caratterizzato da un soffitto curvo in prossimità dell'ingresso che avvolge tutta l'aula assembleare. Fa da sfondo al presbiterio una parete inclinata, che superando in altezza la copertura dell'aula, raggiunge la quota di 9 metri generando un tiburio, che captando la luce dall'alto, la trasmette in modo indiretto sull'altare attraverso la parete inclinata. L'aula è caratterizzata inoltre da una serie di spazi ad altezza variabile che delimitano volumetricamente i luoghi liturgici: questi, a loro volta, generano spazi specifici che contribuiscono ad aumentare l'articolazione e la complessità, a immagine delle diverse liturgie che vi si celebrano. Tale complessità è accentuata dalla diversa tipologia di luce naturale che filtra diretta o indiretta a seconda della funzione del luogo. La stessa articolazione spaziale dell'interno è percepita anche all'esterno mediante la corrispondenza dei volumi. Il sagrato esterno è il primo elemento di rilievo, anticipatore dello spazio liturgico. L'ingresso avviene in modo graduale anticipato da un nartece. Sul lato sinistro, caratterizzato da una bassa copertura, si incontra il battistero, inscritto all'interno di un volume cilindrico; sul lato destro si incontrano la penitenzieria, la sacrestia e la cappella feriale al cui interno, in posizione ben visibile dall'assemblea, è collocata la custodia caristica.

Il Quartiere di Colle Prenestino

Percorrendo la Via Prenestina e superato l’incrocio con il GRA, quando ormai si pensa di aver abbandonato Roma, come suggeriscono i cartelli con la scritta barrata di rosso, fatta ancora un po’ di strada, si giunge, come fosse una cisti nel corpo della campagna romana, a Colle Prenestino.
Si scopre così un’altra porzione del territorio della periferia metropolitana che racconta del disordine urbanistico che ha caratterizzato nel tempo lo sviluppo della città. A un certo punto ci si trova immersi in un gruppo di case abbarbicate sulla via Prenestina, dove l’unica prova della appartenenza di quelle case al comune di Roma è data dalle tipiche fermate dei servizi di autotrasporto urbano.
È la testimonianza più evidente di una periferia formatasi, negli anni sessanta-settanta come borgata spontanea, inizialmente come zona agro-industriale, poi come zona abitata.
Il nome testimonia la sua collocazione su di un colle, in mezzo dei vasti terreni agricoli prenestini tipici di una campagna romana dominata dalla secolare proprietà di una delle tante famiglie della nobiltà latifondista ereditata dal feudalesimo suburbano, la famiglia Vaselli.
Il suo primo nome fu "Colle Mentuccia", per l'allora abbondante presenza della mentuccia, un'erba aromatica.
Con il nuovo piano regolatore generale del 2003 la “borgata” è cresciuta enormemente e demograficamente in maniera vertiginosa, in modo abusivo, con un'edilizia disordinata ai lati della via Prenestina, dove qualunque strada si percorre, da un lato o l’altro della Prenestina, in un reticolato di vie perpendicolari tra loro, non si arriva mai da nessuna parte, ma ci si immerge in un tessuto fitto di casette e villette. Queste strade si chiamano tutte con nomi di paesi della Campania: Acerra, Afragola, Pagani, Nocera ... e di quei posti, hanno lo stesso sapore di confusione edilizia venuta su alla bell’è meglio e senza criterio, dove gli abitanti non sono espressione del sottoproletariato povero, ma del ceto medio che mette su casa.
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