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San Giovanni della Croce (2019)


La Chiesa

La chiesa di San Giovanni della Croce a Colle Salario, progettata dall’Architetto Carlo Bevilacqua, è stata costruita nel 2001 ed è sede dell'omonima parrocchia istituita nel 1989 e affidata al clero diocesano romano.
Il complesso parrocchiale ha chiara valenza: inserire la nuova costruzione nel quartiere con connotati di evidente specificità mediante l'uso di un linguaggio architettonico basato sulla sommatoria di semplici volumetrie sviluppate in rapporto alla loro funzione: sia essa sacra, catechetica, che di aggregazione sociale e assistenziale. Il complesso edilizio si qualifica ulteriormente per l'impiego di un rivestimento in mattoni a faccia-vista e cornici marcapiano in travertino e per la presenza del campanile, chiaro ed evidente segno di riconoscibilità a scala urbana. All'interno dell'aula liturgica principale, si evidenziano le specificità dei poli liturgici: l'altare, nel suo significato di ara sacrificale, è posizionato al centro del presbiterio, affiancato dall'ambone — luogo della parola — dalla sede - luogo della presidenza — dal fonte battesimale e dal tabernacolo, la cui nobiltà è sottolineata dall'impiego di materiali in armonioso rapporto formale. Particolare cura si è posta nel dosare la luce naturale che piove dall'alto, attraverso i lucernari posti sulla copertura in legno lamellare e dalle vetrate policrome che affiancano il presbiterio e il portale d'ingresso. Il complesso parrocchiale di San Giovanni della Croce, oltre a essere stato pensato in conformità alle norme conciliari, è rispondente a tutte le norme edilizie, urbanistiche, igieniche, di superamento delle barriere architettoniche e di impatto ambientale. Lo studio dettagliato dei rapporti volumetrici, spaziali e distributivi, tiene conto della natura e conformazione della porzione di suolo a disposizione. L'aula liturgica presenta uno spazio presbiterale nel quale si dispongono in rapporto di reciproca relazione l'altare, l'ambone, la sede, il fonte, il tabernacolo e il crocifisso, disposti in modo che ciascuno occupi un preCiso spazio liturgico, impreziositi dalla nobiltà del travertino bocciardato e dall'intarsio di tessere dorate e valorizzati ancor più dalla luce naturale che piove dall'alto.

Il Quartiere di Colle Salario

Sorto intorno alla metà degli anni ’80 del ‘900, sorge a Nord Est di Roma nel territorio di Castel Giubileo.
Non è una periferia come molte altre, ma un quartiere dall’estrazione sociale eterogenea, dove i problemi si presentano all’ordine del giorno e dove non mancano i poveri supportati dalla parrocchia, ma anche dove l’iniziativa dei privati cittadini riesce a mantenere  una situazione quanto più  decorosa  dell’abitato interno ed esterno, con il caos del traffico che coabita con gli spazi ritagliati al verde per far giocare i bambini.
Il quartiere, adagiato su un colle, non scarseggia del verde che a volte appare copioso e lussureggiante, dai pini ai salici piangenti, ai folti cespugli di oleandri  che dal bianco esplodono  nelle  gradazioni più vivide del rosa e del rosso, a stemperare i toni del cemento degli alti palazzi.
I suoi abitanti sono orgogliosamente convinti di vivere in una piccola New York, dove anche il continuo svolgersi del traffico per le strade intasate sembra richiamare il chiassoso rumore delle Manhattan’s roads.
Nel tempo il quartiere ha visto crescere lo sviluppo demografico e la nascita di numerose  attività commerciali e di servizio, nonché dei servizi sociali più strettamente necessari.
Alla nascita il  quartiere si sviluppò per la maggior parte ad opera del quasi monopolio immobiliare dell’Istituto Autonomo Case Popolari, poi trasformato in ATER , per lasciar posto, presto alle numerose iniziative dei gruppi immobiliari privati che hanno interamente coperto l’area soprastante di Via Monte Giberto fino al “Parco delle Sabine”, un ampio territorio divenuto preda della sfrenata  speculazione edilizia.
Gli ultimi anni di crisi, però, hanno segnato duramente anche la piccola New York e molti negozi ed attività hanno abbassato le saracinesche. Ha chiuso anche, per fallimento, lo storico supermercato “Sidis” rimpiazzato da un mastodontico “Castoro” che, situato alla base del Colle, è divenuto meta degli abitanti della zona che girano per le strade con i carrelli della spesa.
Questo è anche uno dei numerosi quartieri in cui l’ATER ha mostrato tutte le sue criticità di gestione, dando spazio alla mala gestione parallela degli alloggi pubblici di edilizia popolare che gestisce il traffico ormai diffuso delle occupazioni abusive, effetto della endemica lentezza nelle assegnazioni.
Il Comune, da parte sua, ha lasciato i marciapiedi del quartiere pressoché impraticabili, pieni di crepe o avvallamenti causati dalle radici degli alberi, provocando in tal modo facili cadute con conseguenze anche gravi e continue cause legali a scopo risarcitorio.
Questo stato di cose è stato l’occasione per lasciare spazio alla presenza, nel quartiere, dell’organizzazione di Casa Pound, insediata a Colle Salario all’inizio del 2016 dopo aver addirittura vinto un concorso di assegnazione Ater, con la nuova  sede a un tiro di schioppo dalla palestra popolare, regno dell’occupazione “rossa”.
Così, il movimento di estrema destra ha occupato tutti gli spazi sociali lasciati liberi dalle attività che un tempo erano prerogativa, nelle periferie, delle organizzazioni di sinistra, con l’offerta  agli inquilini Ater  di assistenza legale gratuita e con un piccolo esercito di volontari dediti alla  pulizia dei giardini e degli spazi pubblici, riuscendo a fare sul Colle numerosi proseliti tra coloro che non si sentono protetti nel progressivo decadimento della zona.
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