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Dio Padre Misericordioso (2019)


La Chiesa

Meglio nota come chiesa del Giubileo o Dives in misericordia, è un luogo di culto cattolico nel quartiere di Tor Tre Teste.
Realizzata in vista del Giubileo del 2000, quando il Vicariato di Roma bandì nel 1995 un concorso internazionale di architettura: tra i progetti presentati vinse quello di Richard Meier, autore a Roma anche dell’edificio che contiene l'Ara Pacis. Egli stesso presentò la sua opera da papa Giovanni Paolo II affermando: «Le vele bianche ci condurranno verso un mondo nuovo».
Per realizzare il progetto venne scelta un'area periferica in un quartiere ancora in via di sviluppo, nel cui piano regolatore era già prevista la costruzione di una chiesa parrocchiale, che inizialmente doveva essere dedicata a san Silvestro Papa, poi rinominata con l’attuale denominazione per volere del Cardinale Vicario Camillo Ruini.
La chiesa ha uno schema semplice, contraddistinto da tre gusci in cemento bianco che ricordano le vele al vento di un veliero, realizzato mediante l’assemblaggio di 365 conci prefabbricati, ciascuno del peso di 12 tonnellate, tenuti insieme da un complicato sistema di cavi ancorati ad una possente trave di fondazione.
La chiesa è stata costruita con uno speciale cemento, realizzato e brevettato da Italcementi, con la straordinaria capacità di autopulirsi grazie a un effetto di fotocatalisi, il cosiddetto cemento mangiasmog.
Il colore è bianco, perché il bianco è “il … più bello in assoluto, perché dentro di esso si possono vedere tutti i colori dell’arcobaleno. Il biancore del bianco non è mai solo bianco; è sempre trasformato almeno dalla luce e da ciò che sta cambiando; il cielo, le nuvole, il sole e la luna” (R. Meier). Il colore contribuisce dunque ad accrescere le valenze simboliche dell’edificio, interpretate dal modo di diffondere la luce naturale all’interno dell’edificio, poiché come sottolinea l’architetto: “… la luce è il mezzo che ci permette di percepire e vivere ciò che noi chiamiamo sacro. La luce è all’origine di questo edificio”. Un’architettura, come la definisce, lo stesso architetto, che connette ciò che è tangibile con ciò che è intangibile.
"Lo schema compositivo della chiesa accosta due parti fortemente diverse. A sinistra l’aula ecclesiale individuata dalla figura avvolgente dei tre gusci; queste potenti pareti curve è come se si infrangessero con le loro ondate energiche contro il volume (relativamente rigido anche se puntigliosamente profilato e scavato) delle opere parrocchiali situato a destra che raffredda e contiene l’esuberanza delle curvature progressivamente crescenti. Lo spazio sacro leggermente disassato rispetto alle costruzioni di servizio agli uffici religiosi, è uno spazio cavo, interno di un guscio protettivo come la misericordia divina che dà nome alla chiesa, aperto al cielo (infinito) e alla sua variabilità, nel tempo, dell’intensità e del colore della luce, assoluta, quasi abbagliante che non dà tregua alle ombre, dissolvendole in un chiarore totale, che entra zenitalmente dalle vetrate di collegamento delle vele e da quelle alle spalle del Crocifisso sopra l’altare e dal basso, attraverso uno stretto taglio a livello del suolo, e partecipa dello spazio, infondendogli una qualità dinamica.
Il sagrato è un ampio spazio per l’incontro della comunità e tutto il complesso chiesastico è pensato all’interno di un cuneo verde, di nuova progettazione (al momento non realizzato), capace di ricomporre in paesaggio anonimi tessuti edificati, aree rurali e archeologiche in abbandono,  capace cioè di ri-costruire un immaginario, prodotto di nuove relazioni tra comunità insediata e territorio” (da ArchiDiAP).

Il Quartiere di Tor tre teste

Tor Tre Teste è uno delle tre parti che compongono l’Alessandrino, un vasto quartiere che mette insieme pezzi di territorio, diversi l'uno dall'altro, cuciti malamente insieme: Tor Tre Teste, Alessandrina, Quarticciolo.
Ogni zona dell’Alessandrino è una frazione di un territorio schizofrenico dilaniato dalle tante differenze tra un isolato e l’altro, tra via e via, tra interno e esterno di uno stesso palazzo, come un mostro urbanistico collocato a ridosso del gigantesco acquedotto dell’imperatore Alessandro Severo, che dà il nome al quartiere.
Un territorio ampio adagiato tra la via Palmiro Togliatti, la via Prenestina e la via Casilina, invaso dai tralicci dell’alta tensione e tagliato in verticale da Viale Alessandrino (un tempo Viale della Borgata Alessandrina) alla cui destra si apre il grande Parco Giovanni Palatucci che separa l'ex borgata Alessandrina da Tor Tre Treste.
Le case basse e disordinate dell’ex borgata lasciano il posto ai palazzoni alti di cemento che, intorno alla chiesa di Dio Padre Misericordioso, o Dives in Misericordia, si riflettono imponenti sulle sue grandi vetrate, quasi ad opprimere la leggera e veleggiante costruzione dedicata al culto.
La zona prende il nome da un bassorilievo in travertino raffigurante tre teste, di cui una femminile velata, posto sulla facciata di una chiesetta seicentesca, intitolata a sant’Anna, situata al nono chilometro della via Prenestina.
Uscendo dal parco, si arriva nell’immenso piazzale del parcheggio dietro la chiesa, dove di giorno i bambini improvvisano partitelle di calcio, con le magliette a fare i pali della porta, o dove i padri fanno fare scuola guida alle figlie, mentre di notte diviene privilegiato e appartato ritrovo degli incontri sessuali delle coppiette. Di fatto un quartiere che dà subito l’impressione di una deserta desolazione e dove gli unici punti di aggregazione sono gli spazi intorno alla chiesa o la lunga Via Tovaglieri, che taglia il quartiere. Poi poco altro: un supermercato, una gelateria e un giornalaio ai piedi del palazzo di vetro che Francesco Totti ha donato al Comune.
Il resto è verde abbandonato, strade piene di buche, rifiuti, guasti continui all'illuminazione. Uno dei tanti quartieri della periferia di Roma, come descrivono i cittadini abitanti di Tor Tre Teste, che hanno organizzato una nutrita raccolto di firme inviate alla sindaca Virginia Raggi e al presidente della Circoscrizione per elencare le molte problematiche irrisolte.  Si va dai palazzi occupati di via Viscogliosi e via di Tor Tre Teste ai fumi tossici del vicino campo rom di via Salviati, al parco di via Tovaglieri dove i cittadini sono costretti a pulizie domenicali fai da te, agli impianti di illuminazione guasti.
Così, l’unica idea di bello, isolata e surreale, resta la chiesa, come se Tor Tre Teste l’avesse fatto apposta ad essere così brutta e insignificante, per farla apparire come un veliero che il vento sospinge nel mare dei palazzoni intorno.
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