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Santa Edith Stein (2019)


La chiesa

Progettato dall’Architetto Roberto Panella e realizzato tra il 2006 e il 2009,iIl complesso parrocchiale di Santa Edith Stein, costruito nell'estrema periferia sud-est, al chilometro 16 della via Casilina, si inserisce in un'area libera di forma quadrata con andamento altimetrico in leggero declivio lungo la direzione est-ovest; è contornata su tre lati da strade, con rade costruzioni; piccoli edifici per abitazione, per lo più abusivi, sono stati
costruiti lungo il confine del quarto lato. Per la disposizione del complesso parrocchiale) l'articolazione degli elementi architettonici e la distribuzione degli ambienti interni è stata individuata la geometria di base di un triangolo. Due dei tre lati corrispondono all'asse della chiesa e a quello dell'edificio per le attività pastorali. Il terzo lato coincide con il fronte esterno dell'edificio dei servizi che ospita il salone parrocchiale al piano terra e la casa canonica al primo piano. Sul vertice, la scala fa da cerniera architettonica tra i due edifici a servizio della chiesa. Il complesso è dunque dominato dal volume circolare della chiesa, con alto tiburio quadrato in copertura, visivamente unito al resto del complesso dai cornicioni perimetrali che — oltre a una forte valenza estetica - hanno anche funzione di sottolineatura delle facciate. L'ingresso alla chiesa avviene in modo graduale, anticipato dallo spazio coperto costituito dal porticato preceduto a sua volta dall'ampio sagrato, luogo di sosta e di accoglienza. L'aula assembleare a pianta centrale, raccolta intorno al presbiterio, consente all'assemblea di partecipare in modo fattivo all'azione liturgica. La cappella feriale è separata dall'aula liturgica da una parete trasparente, consentendo ai fedeli una chiara visione del tabernacolo sia dall'aula maggiore che dalla feriale stessa. La posizione della sagrestia riduce al minimo gli spazi di percorrenza consentendo anche un idoneo percorso processionale. L'illuminazione naturale è per lo più di tipo indiretto mentre la luce proveniente dalle vetrate in facciata è filtrata dal portico.

Il quartiere di Valle Fiorita Due Leoni

Valle Fiorita Due Leoni è un quadrato di case stretto tra uno scampolo di campagna e le borgate di Tor Bella Monica e Torte Gaia. A nord la via Prenestina, a sud la Casilina.
Valle Fiorita è una cisti sorta nel territorio di Tor Bella Monaca. Ci si arriva, provenendo dal Raccordo Anulare, dopo aver attraversato Il quartiere di Tor Bella Monaca, diviso in tre aree collegate dalla lunga strada a quattro corsie, l'omonima Via di Tor Bella Monica, che dalla via Casilina porta al Raccordo anulare ed alla via Prenestina: la prima area a nord est è il nucleo principale, solcato dalla via dell'Archeologia; intorno a via Amico Aspertini, costeggiate da bel noti “serpentoni" lunghi edifici di edilizia popolare, si sviluppa la seconda; la terza area, quella di Valle Fiorita Due Leoni, è una borgata sorta abusivamente, poi sanata, a partire dagli anni ‘50 del 900. In questa area è lontana l’idea dei palazzoni. Sembra più di essere in un paesotto di provincia. I palazzoni però si vedono in lontananza è segnano il confine visivo con la città.
Delle origini abusive c’è tutta l’aria, a partire dalle case più vecchie che convivono con le nuove lottizzazioni a schiera. Poi qualche condominio di tre o quattro piani.
Non c’è un senso logico che determina lo sviluppo di questo gruppo di case, se non lo spontaneo edificare lungo Via Siculiana, asse centrale del quartiere che lo unisce con la via Casilina più a Sud.
Poi, scampoli di campagna, come in molte altre zone di periferia. Qualche coltivazione autarchica e qualche pratone recintato e semi abbandonato.
Sul sagrato della Chiesa di Santa Stein trovo il giovane Vice Parroco e mi incuriosisce l’idea di chiedergli qualcosa di più; paradossalmente mi risponde “non sono di qui”! Meglio, mi dice che è lì, vice parroco, da poco più di due mesi; è originario di Setteville e quando gli dico che sono lì per un progetto fotografico sulle chiese del Giubileo si illumina nel volto e mi racconta di Santa Maria a Setteville. Mi dice che a Setteville lui ha passato tutta la sua giovinezza e lì ha incontrato la parola del Signore, come unica occasione di riscatto di “quelli” della sua generazione. Lí la sua vocazione. Gli chiedo allora cosa ha capito di Valle Verde Due Leoni; gli chiedo se ci sono situazioni difficili, come nelle vicine Borgate e mi risponde a fatica, a mezza bocca. Capisco che la zona è tranquilla, ma anche che più giù, verso le case a ferro di cavallo, ci sono dei problemi di spaccio e piccola delinquenza. Per questo lui è lì, a portare la parola del Signore; e intanto saluta alcuni anziani chiamandoli per nome. Mentre parliamo, vedo progressivamente comparire un senso di disagio. Lo stesso disagio di un tempo a Setteville? Lui è fermamente convinto della parola del Signore, io lo saluto e mi incammino a piedi verso via Casilina. Mi richiama e mi dice: “non mi piacciono le interviste”.

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