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San Carlo Borromeo (2019)


La Chiesa

La chiesa è stata progettata dallo studio milanese Monestiroli Architetti Associati e realizzata tra il 2005 e il 2010.
Il luogo del progetto della chiesa è un sito periferico senza carattere, che non dà suggerimenti utili all'edificazione della chiesa se non quello della sua sopraelevazione, dovuta alla presenza di materiale di risulta sul quale è stato allestito un campo di gioco. Questa sua condizione urbana ci ha suggerito di costruire un elemento della chiesa come elemento di identificazione visibile da lontano. Una torre, non un campanile, ma una torre di grandi dimensioni che contiene il presbiterio e che apre, sopra questo, un grande vano di luce. Questa è l'idea suggerita dal luogo che poi è diventata elemento costitutivo dell'impianto tipologico. La chiesa come "casa del popolo celebrante" si fonda su due parti che debbono intrattenere un rapporto chiaro e immediato: l'aula — come luogo dell'assemblea e il presbiterio, come luogo in cui si celebra il rito. Fra questi due luoghi va stabilita una relazione aperta, non di separazione fra due realtà diverse, ma di rapporto stretto, per cui una prende senso dall'altra. Questo è il motivo per cui il presbiterio si apre sull'aula diventandone una parte inscindibile, uno spazio definito su tre lati e aperto sul quarto, uno spazio entro cui si conclude razione liturgica. È il luogo dell l altare, dell l ambone, della sede del presidente; è il luogo centrale verso cui tutto ciò che lo circonda si rivolge ed è la base di una torre. Le mura del presbiterio vanno oltre il tetto dell l aula, vanno a prendere luce al di sopra del tetto. L'aula è definita da un recinto pressoché quadrato che gira intorno alla torre-presbiterio. Anche in questo caso la luce viene dall'alto da due lucernari continui posti ai lati dell'aula. Nel recinto, in cui si entra da una grande porta collocata in asse al presbiterio e da due porte laterali, si raccolgono i fedeli e sono distribuite tutte le attività che fanno parte della funzione liturgica. Sul lato sinistro del presbiterio il fonte battesimale, sul lato destro il tabernacolo e subito accanto la cappella feriale, luogo di preghiera rivolto all'altare e alla custodia eucaristica.

Il Quartiere di Fonte Laurentina

Quando il confine della città era segnato dal tracciato del Grande Raccordo Anulare, lo sguardo poteva immergersi nelle immense distese dell’Agro Romano. La vista era rapita dalle distese ondulate coltivate a graminacee; ovunque c’era campagna e non esistevano palazzi o insediamenti industriali, dalle pendici del Trullo, celebri nel film Uccellacci e uccellini, di Pier Paolo Pasolini, a Ovest, alla Bufalotta a Est, alla zona di Tor Pagnotta a sud. “Fà ddieci mijja e nun vedé una fronna! / Imbatte ammalappena in quarche scojjo! / Dapertutto un zilenzio com’un ojjo (…) Dove te vorti una campaggna rasa / come sce sii passata la pianozza / senza manco l’impronta d’una casa!“ si legge n'er deserto sonetto di Giuseppe Gioachino Belli datato 1836. 
Col passare degli anni il panorama agreste ha lasciato progressivamente il posto all'urbanizzazione sempre più intensa. In questo contesto c'è anche Fonte Laurentina, quartiere che sorge nel territorio della tenuta di Tor Pagnotta, attraversata dal Grande Raccordo Anulare, che fu proprietà dei Torlonia i quali a partire dagli anni '50 del '900 iniziarono a venderla a pezzi. Uno degli acquirenti fu Caltagirone.
Tra i primi insediamenti residenziale fu "Tor Pagnotta", all'interno del G.R.A., con il “Piano di Zona C6 Torpagnotta” realizzato ai sensi della legge n. 167/62: 708 mila metri cubi residenziali e 120 mila non residenziali, progettati con le caratteristiche dell'edilizia convenzionata e sovvenzionata per la realizzazione di circa 2400 alloggi e servizi di quartiere annessi.
Poi si è cominciato a costruire anche oltre il G.R.A., con la nascita de i quartieri di Fonte Laurentina e Tor Pagnotta 2, facendo venir meno una quota significativa della campagna romana a sud della città, con la scomparsa di molti dei casali che caratterizzavano il paesaggio, spariti, però, solo alla vista; quei casali sono infatti  ancora lì, inghiottiti dal cemento. Maurizio Romano, residente di zona, li racconta insieme alla storia della sua famiglia, che abitava lì da molti anni prima della nascita di Fonte Laurentina: “Qui c’era  la tenuta di Tor Pagnotta  ed apparteneva tutto al Principe Torlonia. Le sue terre erano bonificate dai mezzadri, quasi tutti venuti dalle Marche. Tra questi, il mio bisnonno Clemente. A lui fu dato il primo casale a Fonte Laurentina nel 1936, ma ne girò diversi fino all’8 settembre del 1943. Quella mattina arrivarono gli Americani ed i loro aerei. Bisogna sapere che i tedeschi, ormai in ritirata, si erano rifugiati nei vari casali. Per questo vennero bombardati dagli aerei statunitensi. Il mio bisnonno era lì, e morì mentre cercava di liberare i tori dalla stalla. Quel casale, si trovava dove ci sono ora le antenne della RAI, dopo Fonte Laurentina”. Di generazione in generazione la famiglia Romano ha tramandato l'amore per quelle terre che furono e per la storia della mezzadria che allevava tori di razza frisona e maremmana. Questo significava che tutti i vari mezzadri dell’Agro, dovevano recarsi da lui per la monta. E dunque in quel casale
Fonte Laurentina ci appare ora come un quartiere moderno, anche un po' di lusso, e un po' isolato: solo il "Corridoio della Mobilità" lo collega al capolinea della metro B Eur-Laurentina; la linea filobus 74 - unica filovia impegnata nel corridoio della mobilità - parte dal piazzale della stazione Eur-Laurentina e raggiunge piazzale Douhet da cui prosegue fino ad immettersi su via Laurentina e, raggiunta la rotatoria con via di Tor Pagnotta, segue su via Carucci, scavalca il Raccordo Anulare passando sopra il ponte appositamente costruito che collega Fonte Laurentina con Tor Pagnotta e raggiunge via Tedone e via Brunetti, a Fonte Laurentina da cui, dopo una rotatoria, torna indietro su un percorso speculare a quello descritto, fino al piazzale antistante il capolinea della metro B.
Fonte Laurentina comunque sembra essere una periferia ben realizzata in cui non mancano servizi (banche, poste, impianti sportivi, scuole) e negozi ed è ricca di iniziative culturali (laboratori, corsi, seminari) musicali e sociali promosse da un attivissimo comitato di zona e da diverse associazioni private.
Anche gli edifici, a Fonte Laurentina, sembrano realizzati all'insegna delle più moderne tecnologie costruttive, rispettano l’ambiente e assicurano comfort e benessere a chi la abita.
Tutto molto bello e se aguzzate lo sguardo potrete anche ritrovare le distese della campagna romana ... certo, solo con l'immaginazione ...


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