Barbie al Vittoriano (agosto 2016)

24-08-2016 10:51

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Barbie
The Icon

Il suo vero nome è Barbara Millicent Roberts, ma per tutti è solo Barbie. Barbie è molto più di una semplice bambola. È un’icona globale, che in 56 anni di vita è riuscita ad abbattere ogni frontiera linguistica, culturale, sociale, antropologica. Per questo motivo la sua figura attrae sempre più l’attenzione come fenomeno culturale e sociologico tanto da dedicarle mostre come Barbie. The Icon che, appena conclusasi al MUDEC – Museo delle Culture di Milano, arriva a Roma al Complesso del Vittoriano - Ala Brasini dal 15 aprile al 30 ottobre 2016.
Nella sede romana sotto l'egida dell'Istituto per la Storia del Risorgimento, la mostra prodotta da Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE in collaborazione con Mattel, curata da Massimiliano Capella, si è arricchita di nuovi prestiti dalla serie Barbie Fashionista, tra cui i modelli Curvy, Tall e Petit, che riproducono le diverse corporature femminili, e le wedding dolls della Coppia Reale inglese William e Catherine.
Barbie. The Icon racconta l’incredibile vita di questa bambola che si è fatta interprete delle trasformazioni estetiche e culturali della società lungo oltre mezzo secolo di storia, ma - a differenza di altri miti della contemporaneità che sono rimasti stritolati dal passare del tempo - ha avuto il privilegio di resistere allo scorrere degli anni e attraversare epoche e terre lontane, rappresentando oltre 50 diverse nazionalità, e rafforzando così la sua identità di specchio dell’immaginario globale.
Dal giorno in cui ha debuttato al New York International Toy Fair, esattamente il 9 marzo 1959, Barbie ha intrapreso mille diverse professioni. È andata sulla luna, è diventata ambasciatrice Unicef e ha indossato un miliardo di abiti per 980 milioni di metri di stoffa. Soprattutto Barbie è cambiata con lo scorrere del tempo, non solo delle mode o della moda, e si è trasformata per essere sempre al passo con il mondo. Ed è diventata una vera e propria icona.
Il percorso espositivo è studiato per offrire diversi livelli di lettura: alle informazioni di approfondimento storico e culturale per il pubblico adulto, si affiancano postazioni pensate per i bambini che, attraverso una serie di attività coinvolgenti, potranno approfondire la storia di Barbie.

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23-05-2016 18:53 | |

Alice nel Paese della Marranella

Dal 2013 la festa Alice nel Paese della Marranella trasforma, per un giorno all’anno, Via della Marranella in un grande spazio aperto dedicato alle arti figurative, performative e di strada.

Quest’anno Alice si è svolta il 14 maggio.

La festa come sempre è stata strutturata come un viaggio alla scoperta del quartiere e delle sue meraviglie. Quest’anno, visto il momento storico particolarmente delicato che stiamo vivendo, il tema del viaggio è stato anche lo stimolo per una riflessione più ampia. Gli artisti che partecipano alla festa sono stati chiamati a riflettere ed indagare sul concetto di viaggio, di scoperta di altro ed altrui, di confine, di vicino e lontano.

Per il secondo anno la Festa è organizzata da una Associazione culturale nata ad hoc: Alice nel paese della Marranella. L’associazione si propone di coagulare intorno a sé le tante forze creative che compongono il complesso contesto multiculturale della Marranella e di Torpignattara e la festa di Alice, nella sua veste di evento d’arte e riqualificazione del tessuto urbano e sociale, rappresenta un’importante occasione per la valorizzazione del carattere multietnico e meticcio del quartiere.

http://www.alicenelpaesedellamarranella.flazio.com/

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23-05-2016 15:26 | |

Maratona di Roma 2016

https://www.maratonadiroma.it/

Il percorso della Maratona di Roma 2016 presenta alcune piccole novità nella zona di partenza e arrivo. Lo start e l'arrivo sono posizionati su Via dei Fori Imperiali, all’altezza del Foro di Traiano e del Campidoglio.

Il tracciato prevede 77 cambi di direzione (nessuna curva a gomito) e circa 7,6 km di sampietrini.
Il passaggio di mezza maratona coincide con via della Giuliana.

Le due situazioni di medio impegno sono nelle brevi salite tra via Pellegrino Matteucci (circa km 3,5) e via Benzoni (circa km 4,3 a precedere il ponte Spizzichino) intervallate da una discesa, e dalle alterne pendenze di fine di Via dei Campi Sportivi - Via dell’Agonistica (2-3%) e via della Moschea (quindi da circa km 28,1 a km 28,8) alle quali segue la discesa di Via Gaudini. Sono presenti, inoltre, due leggere pendenze all'inizio di via dei Cerchi (circa km 1) e alla fine di via di Monte Brianzo (circa km 36,2). Nella parte finale del percorso, il tradizionale e impercettibile innalzamento, da via del Corso alla fine via Milano (13/14 metri lungo 3,3 km) e, a seguire, il corrispettivo in discesa da Largo Magnanapoli a Piazza Venezia (per un totale di circa 500 mt e con la discesa rilevante di Via IV novembre) per un arrivo in velocità in Via dei Fori Imperiali.

Come lo scorso anno, oltre al ritorno a San Pietro, ci sarà il suggestivo il passaggio sul Ponte Settimia Spizzichino (circa km 4,5), il Traforo Umberto I (circa km 41), via Nazionale con Largo Magnanapoli (circa km 41,5 con a destra, sullo sfondo, il Quirinale).

http://www.maratonadiroma.it/PWA_uploads/percorso-race-course-partenza-start-arrivo-finish.png

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I vestiti dei sogni

07-02-2015 20:13

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A Palazzo Braschi una mostra dedicata all’eccellenza italiana dei costumi per il cinema. Protagonisti i Premi Oscar Piero Tosi, Danilo Donati, Milena Canonero e Gabriella Pescucci. Un percorso dalle origini ai giorni nostri, dalle dive del muto a "La grande bellezza".

Un’eccellenza italiana. Un’arte nell’arte. Quella dei costumi, quella degli artisti e degli artigiani che hanno fatto grande il cinema, italiano e internazionale.

Dalle dive del muto, quando il cinema italiano, già agli albori, primeggiava nel mondo, a La grande bellezza, capace di ridare al nostro cinema un nuovo Oscar.

Da Lyda Borelli – protagonista e autrice in Rapsodia satanica di scelte impareggiabili per vesti che hanno determinato un intero immaginario estetico – a Toni Servillo, emblema di un eclettismo contemporaneo manifestato anche attraverso quei tagli e quei colori di abiti già divenuti ovunque un cult.

Ma gli Oscar sono anche quelli del caposcuola Piero Tosi (alla carriera, nel 2013) e Danilo Donati (nel 1969 per Romeo e Giulietta di Zeffirelli e nel 1977 per Il Casanova di Fellini), di Milena Canonero (ben tre, il primo con Stanley Kubrick per Barry Lyndon, poi per Momenti di gloria e in anni recenti per la Marie Antoniette di Sofia Coppola), di Gabriella Pescucci (al lavoro con Martin Scorsese per L’età dell’innocenza), figure che ci guideranno alla scoperta di una mostra che vuole superare lo stereotipo della galleria di abiti, per far emergere il senso di una scuola, di una tradizione artigiana italiana che ha fatto grande il cinema, quella dei disegnatori dei costumi e di chi poi li ha realizzati, case come Tirelli costumi, Annamode, Costumi d’Arte, Devalle, Farani, Maison Gattinoni, The One, Sartoria Cesare Attolini e gli atelier Pieroni, Rocchetti, Pompei.

“I vestiti dei sogni. La scuola dei costumisti italiani per il cinema”, è il titolo di questa mostra, promossa da Roma Capitale Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Tursimo - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, che la Cineteca di Bologna ed Equa di Camilla Morabito realizzeranno dal 17 gennaio al 22 marzo al Museo di Roma Palazzo Braschi. Sede eccezionale e location, grazie alla sua magnifica scalinata, proprio per La grande bellezza, con la cui quadreria la mostra stessa entra in un dialogo trasversale tra le arti.

Con un progetto di allestimento luci affidato a Luca Bigazzi, tra i più apprezzati direttori della fotografia del panorama contemporaneo, e realizzato da Viabizzuno, I vestiti dei sogni raccoglierà oltre 100 abiti originali, decine di bozzetti e una selezione di oggetti, tra i quali spicca l’unicum della pressa che un maestro come Danilo Donati costruì per foggiare i costumi del Satyricon di Federico Fellini.

Un doppio percorso immaginato, da un lato, lungo l’arco cronologico di un secolo, le cui tappe sono segnate dai costumisti (Caramba, Vittorio Nino Novarese, Gino Carlo Sensani, Piero Gherardi, Maria de Matteis, Piero Tosi, Danilo Donati, Gabriella Pe­scucci, Maurizio Millenotti, Milena Canonero, Pier Luigi Pizzi, Gitt Magrini); dall’altro lato, alla ricerca del lavoro del costumista in capolavori della storia del cinema che grazie ai loro abiti sono impressi nella memoria di generazioni e generazioni: ritroviamo Piero Tosi (per Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica), Danilo Donati (per Il Casanova di Federico Fellini e Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini); e poi Giulio Coltellacci per La decima vittima di Elio Petri; Franco Carretti per Giù la testa di Sergio Leone; Gianna Gissi per Il marchese del Grillo di Mario Monicelli; Ugo Pericoli per Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini; Lina Nerli Taviani per Habemus Papam di Nanni Moretti; fino alle recentissime invenzioni di Daniela Ciancio per La grande bellezza di Paolo Sorrentino; Ursula Patzak per Il giovane favoloso di Mario Martone e, in anteprima, Massimo Cantini Parrini per il prossimo film di Matteo Garrone, Il racconto dei racconti.

“I vestiti dei sogni – racconta il direttore della Cineteca di Bologna e curatore della mostra Gian Luca Farinelli – è divisa in due parti: percorso principale e col­lezione permanente. Quest’ultima è la parte più libera, in cui abbiamo scelto di collocare i costumi in un dialogo ispirato ai dipinti esposti nella collezione di Palazzo Braschi. Tra gli abiti, quelli di un film che si è appena finito di girare: i costumi realizzati da Massimo Cantini Parrini per il nuovo film di Matteo Garrone, Il racconto dei racconti. Un’opera che ancora deve vedere la luce dello schermo, e i cui abiti ci ricordano che la storia del costume cinematografico italiano ha radici antiche e un promettente futuro.

Il percorso principale, invece, porta avanti il racconto di un secolo di scuola italiana. Si snoda nelle prime dieci sale, ha un suo coronamento nel salone dedicato alla Sartoria Tirelli – a cui abbiamo dato car­te blanche, per festeggiarne il cinquantenario, nella scelta degli abiti e dei film da rappresentare – e si chiude con la stanza dedicata agli incantevoli abiti di Milena Canonero per Marie Antoinette, nel cuore dell’esposizione permanente. I nomi sono i grandi, gli imprescindibili: Caramba, Vittorio Nino Novarese, Gino Carlo Sensani, Piero Gherardi, Piero Tosi, Danilo Donati, Gabriella Pe­scucci, Maurizio Millenotti, Milena Canonero, Pier Luigi Pizzi, Gitt Magrini.

Nel racconto della mostra abbiamo dato particolare accento alle filiazioni, per­ché la denominazione di scuola che si è voluta attribuire alla tradizione italiana non è affatto arbitraria, ma affonda in un’autentica trasmissione del sapere. Novarese è allievo di Caramba; De Matteis e Gherardi di Sensani; Tosi della De Matteis, e indirettamente, attraverso Visconti, di Sensani, così Donati; Pescucci è allieva di Tosi, e Millenotti di Pescucci in quella fucina creativa che è stata ed è la Sartoria Tirelli; Canonero, infine, seppur più libera e sganciata dal contesto italiano, proprio quest’anno esordisce alla regia con un documentario su Piero Tosi: e la cosa ci pare piena di significati.

La sfida era anche quella di trovare una chiave espositiva. I costumi sono creati per vivere indossati, dagli interpreti, durante il breve tempo delle riprese – e poi per sempre nelle immagini dei film. Esibirli al di fuori di quel contesto rischia sempre di trasformarli in fiori appassiti. Per questo abbiamo chiesto a uno dei più valenti direttori della fotografia del cinema contemporaneo, Luca Bigazzi, di immaginare per i costumi esposti un percorso di luci, che è stato realizzato da un artigiano eccellente e gran speri­mentatore della luce, Mario Nanni, e dalla sua Viabizzuno. Sono luci magiche, velate naturalmente, che restituiscono alle stoffe, ai colori che abbiamo visto sullo schermo, una vita presente nella quale abbiamo il privilegio di trovarci anche noi, spettatori che avevano già conosciuto gli stessi costumi nel sogno della proiezione cinematografica”.

Il racconto della mostra “I vestiti dei sogni” potrà essere seguito attraverso un programma di attività didattiche per i ragazzi delle scuole e per gli adulti. In un percorso guidato verranno descritti e svelati, attraverso la storia del cinema italiano e dei suoi costumi, molti degli aspetti e dei meccanismi che sono dietro le quinte e caratterizzano il lavoro degli artisti che hanno confezionato e continuano a dare forma ai nostri sogni.

Curatore/i
Gian Luca Farinelli, con la collaborazione di Antonio Bigini e Rosaria Gioia

http://www.museodiroma.it/mostre_ed_eventi/mostre/i_vestiti_dei_sogni

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Mario Dondero alle Terme di Diocleziano (6 gennaio 2015)

06-01-2015 15:51

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Periodo:
19/12/2014 - 22/03/2015
Mario Dondero, classe 1928, tra i più grandi fotoreporter italiani di fama internazionale, si racconta attraverso circa 250 fotografie esposte nelle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano a Roma, dal 19 dicembre 2014 al 22 marzo 2015.
Quattro le sezioni, curate da Nunzio Giustozzi e Laura Strappa, in cui si riconoscono i momenti storici che hanno segnato il secolo scorso, così come i luoghi e i personaggi alla ribalta sulle pagine di quotidiani e periodici che hanno scandito i cambiamenti da quegli anni ad oggi.

http://archeoroma.beniculturali.it/mostre/mario-dondero

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Blow up. Fotografia a Napoli 1980-1990

05-01-2015 19:44

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Al Museo Pignatelli viene presentata la mostra ' Blow up. Fotografia a Napoli 1980-1990 ', un'occasione rilevante per il progetto Villa Pignatelli-Casa della fotografia di rileggere il contributo che la città di Napoli ha dato alla cultura fotografica italiana e internazionale, accostando al reportage nuove modalità narrative e di ricerca artistica.

La mostra, realizzata dalla Soprintendenza Speciale per il patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il Polo museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta col sostegno di Incontri Internazionali d’arte, è promossa e finanziata dal Servizio architettura e arte contemporanee della Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

L’esposizione presenta circa 140 fotografie, frutto di una ricognizione sugli interventi fotografici di artisti italiani e stranieri presenti a Napoli nel corso di un decennio vitale. Il percorso accosta le diverse anime che attraversano la fotografia, illustra i rapporti della stessa con il sistema dell’arte e della cultura e rende conto dello sviluppo di un collezionismo napoletano attento e consapevole.

All'inizio degli anni Ottanta, con il ciclo di mostre curate da Cesare De Seta grazie al sostegno della Azienda Autonoma di Soggiorno Cura e Turismo di Napoli, vennero invitati i fotografi più innovativi della scena internazionale a rappresentare la città, rileggendo i luoghi urbani quali sedi di memoria e di storia, in una ricerca fotografica che stringe un sodalizio con la storia dell'arte, l'architettura e l'urbanistica.
Dal 1981 al 1985 passano a Napoli maestri quali Gabriele Basilico, Arnaud Claas, Mario Cresci, Franco Fontana, Joan Fontcuberta, Lee Friedlander, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Claude Nori, Charles Traub che si misurano con i fotografi napoletani.

A questa scena se ne affianca un'altra che, grazie alla vitalità delle gallerie private, quali quelle di Lucio Amelio, Giuseppe Morra, Lia Rumma e Pasquale Trisorio, favorisce l’affermarsi dell’arte fotografica attraverso grandi artisti internazionali come Clegg & Guttmann, Andreas Gursky, Robert Mapplethorpe, Helmut Newton, Thomas Ruff, Cindy Sherman e Thomas Struth.

Accanto alle fotografie che illustrano i percorsi sopra indicati e la contemporanea produzione di fotografi napoletani, viene presentato un ricco materiale documentario che ricostruisce la complessità di un decennio nel corso del quale spazi indipendenti, associazioni culturali e centri studi hanno concorso a promuovere una ricerca e a stimolare una discussione in un settore ancora considerato marginale rispetto ad altri linguaggi artistici.
La mostra, a cura di Denise Maria Pagano e di Giuliano Sergio, è organizzata da Civita ed illustrata da un catalogo edito da ARTE’M.

Artisti esposti
Cesare Accetta, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Antonio Biasiucci, Roberto Bossaglia, Vincenzo Castella, Giovanni Chiaramonte, Arnaud Claas, Clegg & Guttmann, Mario Cresci, Luciano D’Alessandro, Paul den Hollander, Fabio Donato, Luciano Ferrara, Franco Fontana, Joan Fontcuberta, Günther Forg, Lee Friedlander , Giuseppe Gaeta, Caio Garrubba, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Andreas Gursky, Mimmo Jodice, Gianni Leone, Robert Mapplethorpe, Raffaela Mariniello , Lello Mazzacane, Antonia Mulas, Helmut Newton, Claude Nori, Sergio Riccio , Melita Rotondo, Thomas Ruff, Marialba Russo, Roberto Salbitani, Jan Saudek, Cindy Sherman, Thomas Struth, Eckhard Supp, Charles Traub, Fulvio Ventura, John Vink, Verena von Gagern, Manfred Willmann.

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_346842690.html

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27-11-2014 21:05 | |

T.R.I.P.

Il viaggio come ricerca e scoperta del Sé e dell’Altro.

Ogni viaggio ci mette di fronte a noi stessi e agli altri. Ci porta a confrontarci, a porci delle domande, a sentire chi siamo.
Ogni viaggio è un percorso di conoscenza. In maniera più o meno consapevole ci conduce a osservare, analizzare, sviscerare chi abbiamo di fronte, e di conseguenza, come in uno specchio, noi stessi.

I tre autori proposti quest’anno viaggiano con il loro obiettivo in luoghi familiari e non: Pieter Hugo nel suo contraddittorio Sudafrica, Narelle Autio nella sua Australia blu e Alessandro Rizzi lontano da casa, in Giappone. Ciascuno con un’intenzione e uno stile differente, scoprono e ci svelano qualcosa di sé nella scoperta dell’Altro.

L’investigazione e l’arte fotografica diventano così un mezzo di definizione e di studio dell’identità di una cultura, di un paese, rivelandone stereotipi, contraddizioni, segreti, senza la pretesa della documentazione foto giornalistica, bensì attraverso la decodificazione emotiva e intima di un sistema di valori e stili di vita.

E questo viaggio di scoperta alla fine, inevitabilmente, riporta sempre al punto di origine e di partenza: se stessi.

http://travelroutesinphotography.com

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Semplicemente fotografare live! Novafeltria 27 e 28 settembre 2014

29-09-2014 20:38

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https://www.facebook.com/groups/semplicementefotografare/745147032243207/?notif_t=group_activity

…semplicemente FOTOGRAFARE “Live”

Il 27 e 28 settembre 2014 a NOVAFELTRIA (Rimini)
Nell’era del web questo evento “live” è un vero paradosso.
Infatti, in un realtà che ormai sembra perdersi sempre più nei meandri più bui di internet, semplicemente FOTOGRAFARE vuole invertire il senso di marcia.

Lasciare a casa Mouse e tastiera tornare a vivere questa passione dal vivo e in prima persona.
Semplicemente FOTOGRAFARE è una associazione che nasce dall'esigenza di un ritorno alle origini, che riconduca al divertimento e alla condivisione l’essenza della fotografia. Non solo chiacchiere ma anche fatti.

Occasioni per fotografare, imparare e confrontarsi. Niente iper-intellettualismi. La filosofia che regola il tutto è la semplicità.
Nel corso dell'evento “live” workshop, seminari, lezioni a tema, mostre e set fotografici si alterneranno senza soluzione di continuità per due intere giornate.

Il compito di riportare la fotografia per strada è stato affidato, sotto l’attenta regia dell’organizzatrice Lia Alessandrini, ai fotografi Max Angeloni, Donato Chirulli, Daniele Damato, Giorgio Rossi e al direttore di Fotografia Reflex Michele Buonanni.

Mostre: Chiesa di Santa Marina - Palazzo Lombardini - Androne del Palazzo Comunale - Locali pubblici e spazi privati messi a disposizione dai cittadini.

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Le Baux - Carrières de Lumières (Agosto 2014)

25-08-2014 20:32

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Le cave di Le Baux de Provence, sono state scavate nel corso degli anni per estrarre il calcare bianco utilizzato per costruire il castello e gli edifici la città. Nel 1935, la concorrenza economica di nuovi e moderni materiali da costruzione, ha portato le cave alla chiusura.

Le cave scoprono una nuova funzionalità grazie al genio visionario di Jean Cocteau che, stupito dalla bellezza del luogo e del suo ambiente, decise nel 1959 di girare lì "Il Testamento di Orfeo."

Questa nuova vita è stata poi riaffermata nel 1977 con un progetto ispirato dalle ricerche di Joseph Svoboda, uno dei grandi designer della seconda metà del 20° secolo, che stava lavorando a progetti di scenografica integrata con la proiezione di immagini: le enormi pareti di roccia diventarono così un supporto per la proiezione di immagini accompagnata da musiche e suoni, creando un nuovo genere che integra completamente lo spettatore avvolgendolo in una esperienza unica. Per oltre 30 anni, le cave sono diventate teatro di questi questi spettacoli audiovisivi.

Il nuovo spettacolo proiettato nelle cave di Les Baux de Provence, del 7 marzo 2014 al 4 Gennaio 2015 è dedicato a "Klimt e Vienna -. Un secolo di oro e di colori" che mostra le opere di artisti viennesi come Egon Schiele, e Friedensreich Hundertwasser.

Carrières de Lumières

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Les Rencontres d'Arles (15 agosto 2014)

24-08-2014 20:20

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Rencontres d'Arles è un festival di fotografia che si tiene ogni anno, tra luglio e settembre, nella cittadina di Arles, in Provenza, nel sud della Francia. Il festival è stato fondato, nel 1970, dal fotografo Lucien Clergue, dallo scrittore Michel Tournier e dallo storico Jean-Maurice Rouquette.

Con una programmazione composta essenzialmente di materiale inedito, i Rencontres d'Arles hanno acquisito una notevole rilevanza internazionale.

Spesso prodotte in collaborazione con musei e altre istituzioni culturali francesi e straniere, le esibizioni sono presentate in differenti luoghi della città. Alcune mostre si svolgono in luoghi normalmente non accessibili al pubblico, come piccole cappelle medievali o complessi industriali ottocenteschi.

Numerosi fotografi sono giunti alla notorietà grazie alla partecipazione ai Rencontres d’Arles, e ciò conferma l'importanza del festival come trampolino di lancio nella fotografia e nella creatività contemporanee. (@wikipedia)

http://www.rencontres-arles.com/C.aspx?VP3=CMS3&VF=ARLAR1_52_VForm&FRM=Frame:ARLAR1_72

http://www.rencontres-arles.com/Home

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26 luglio 2014: Spilimbergo Fotografia

29-07-2014 20:46

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L' edizione 2014 è la 28a rassegna Spilimbergo Fotografia promossa dal CRAF.
La manifestazione regina del Centro spilimberghese mantiene costante equilibrio tra storia e attualità, dimostrando ancora una volta capacità di interloquire con il passato senza dimenticare i maestri universalmente riconosciuti che ancora calcano la scena della fotografia.
Un viaggio nel tempo che sarà pure un viaggio nella memoria e nella storia degli uomini, allo scopo di diffondere sul territorio cultura e storia della fotografia.
Fa parte della memoria collettiva Robert Doisneau e la sua romantica, verace, indimenticabile Parigi: il soggetto prediletto delle sue opere in bianco e nero sono le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali e il loro modo di vivere la città; così pure l’archivio di Charles Henri Favrod, contenitore di autentici capolavori (patrimonio del CRAF) appartenenti al XX secolo, infine racconta la storia anche la preziosa galleria di ritratti di grandi artisti e personaggi firmata Maria Mulas (da Andy Warhol a Joseph Beuys, Henry Moore, Keith Haring, Christo...).
Con Memori di Bruno Cattani, frammenti del passato, di paesaggi rubati dal progresso, espressioni e volti del secolo trascorso sottendono la continua ricerca, dei luoghi della memoria per salvarli dall’oblio.
Una visione più marcatamente contemporanea comprende la mostra della reportagista polacca Monika Bulaj, di grande sensibilità religiosa, quella di Michele Mattiello e Uma Kinoshita le cui immagini documentano rispettivamente il dramma friulano del Vajont e quello nipponico di Fukushima, quindi il racconto dell’antica via del Sale di Burkhardt Kiegeland e Willie Osterman, quest'ultimo docente al Rochester Institute of Tecnology.
Ritorna il presente anche con l'apparente leggerezza delle immense spiagge fotografate da Massimo Vitali. Sono immagini silenziose che contrastano con il clamore dei soggetti, e riflettono il desiderio di ricercare nel rumore un luogo di silenzio dove contemplare lo straniamento tipico della civiltà.

http://www.craf-fvg.it

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Museo di Urban Art di Roma (MURo)

22-07-2014 10:38

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Fondato nel 2010 dall'artista David "Diavù" Vecchiato il Museo di Urban Art di Roma (MURo) è il museo di Urban Art della città di Roma.
E' il primo progetto di museo completamente integrato nel tessuto sociale, come la forma d'arte che segue, promuove e produce: la Street Art.
Il MURo è un progetto site-specific, ovvero ideato per far relazionare gli artisti con la conformazione e la storia dei luoghi di convivenza sociale dove realizzano le proprie opere.
Il MURo è un progetto community-specific, ovvero mira a percepire e rispettare lo "spirito dei luoghi" in cui interviene ed è condiviso coi cittadini, si confronta con le loro idee e le loro storie (soprattutto con coloro che vivono o frequentano le aree interessate dalle opere).

http://muromuseum.blogspot.it/p/m-u-r-o-f-e-s-t-i-v-l.html

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