Borgate: Primavalle

Primavalle è il ventisettesimo quartiere di Roma, indicato con Q. XXVII.
Si trova nel quadrante ovest-nord-ovest della città, all'interno del Grande Raccordo Anulare, tra la via di Boccea a sud e via Trionfale a nord.

Prima del 1505 con il termine Casalia o Casalia Turris Vetul[a]e si designava un territorio molto ampio che comprendeva, oltre alle attuali Primavalle e Torrevecchia anche tenute limitrofe quali Mimmoli, S. Agata, Palmarola, Mazzalupo, S. Andrea, Casal del Marmo e la pedica della Marinetta. Questo territorio apparteneva al Capitolo di San Pietro in Vaticano ab immemorabili ovvero da prima dell’854 d.C.

Fra il 1505 e il 1509 Il Capitolo Vaticano scompose tale vastissima area in otto tenute tra cui vi erano la nuova Tenuta di Torrevecchia (ora limitata al solo lembo con l’eponima torre) e la Tenuta Primavalle: da tale data le due tenute fecero sostanzialmente corpo unico. Se il toponimo Torrevecchia risale al XIV secolo (1390), il toponimo Primavalle, invece, fa la sua prima comparsa in una mappa a uso dei cacciatori, nel 1547. L’autore è Eufrosino Della Volpaia.[10] La Tenuta di Primavalle era una vasta area agricola dell'Agro Romano compresa fra via Boccea, via Pineta Sacchetti e via di Torrevecchia

Agli inizi del XX secolo la città di Roma era sviluppata soprattutto nella parte sinistra del Tevere mentre tutta l'area a destra dello stesso, al di là della Città del Vaticano, era una zona prettamente rurale. L’unità della Tenuta Primavalle/Torrevecchia fu spezzata nel 1875. In seguito alle leggi di liquidazione dell’asse ecclesiastico promulgate nel 1866 e 1867, il Capitolo di San Pietro procedette all’alienazione, nel 1875, di Torrevecchia mentre, nei primi anni Venti del XX secolo, onde evitare espropri dei terreni per pubblica utilità, si affrettò alla vendita della superstite Tenuta di Primavalle che venne ceduta ai privati i quali procedono alle prime lottizzazioni.

Nell'area a ridosso della Pineta Sacchetti. sorgono così dei villini immersi nel verde, frammisti ad orti e ad edifici più modesti di carattere rurale. Parallelamente alla strada omonima (chiamata all'epoca "Via del Pidocchio") erano infatti costruiti il Casale di Primavalle, la Vaccheria di Primavalle e la piazza di Primavalle (dal 1956 rinominata piazza Pio IX), unite fra loro dalla lunghissima via di Primavalle (oggi divisa in via Cardinal Garampi e via Pio IX) che le collegava a via Boccea. In quegli anni gli spazi della tenuta - ampi e praticamente disabitati - venivano utilizzati anche come zona di esercitazioni militari, come si vede in alcuni filmati d'epoca. Si prevedeva per l'area uno sviluppo da "Città Giardino" che non è avvenuto in quanto nel secondo dopoguerra si è proceduto alla costruzione di palazzi a più piani che hanno in parte stravolto l'aspetto originario della zona.

Nel 1923, riadattando e ristrutturando il vecchio Casale di Primavalle in disuso, posto oltre il Forte Braschi, le Suore della Congregazione delle Figlie Povere di San Giuseppe Calasanzio della beata Celestina Donati fondarono "l'Oasi di Primavalle" che accoglieva bambine tra i 3 e i 10 anni, figlie di detenuti ed orfane; col tempo l'edificio divenne anche una scuola. In seguito altre congregazioni religiose vi posero degli istituti, come le suore Orsoline di Madre Urszula Ledóchowska ma soprattutto l'Opera Don Calabria che, già chiamata a reggere la Chiesa di San Filippo Neri alla Pineta Sacchetti, con Padre Isaia Filippi costruì nel 1933 la piccola Chiesa di Santa Maria Assunta e San Giuseppe a Primavalle (ristrutturata e ampliata negli anni 50) nell'attuale piazza Clemente XI.

Date queste premesse, quando vennero edificate le dodici borgate ufficiali durante il periodo fascista per accogliere la popolazione allontanata dal centro di Roma (a seguito dell'attuazione del PRG del 1931, per la realizzazione delle grandi arterie stradali del centro storico) una di esse venne chiamata appunto Primavalle. Gli abitanti, circa 5000 persone, provenivano dalle zone dove vennero realizzate via della Conciliazione, Porta Metronia, Monte Caprino e via dei Fori Imperiali.

L'edificazione del nuovo insediamento fu iniziata ufficialmente a partire dal 1936 dall'allora IFCP, Istituto Fascista Case Popolari. In precedenza il Governatorato di Roma aveva costruito un dormitorio pubblico (che attualmente ospita la Biblioteca Comunale ed alcune strutture municipali) cui si affiancarono delle casette ad un piano, costruite autonomamente dagli abitanti con materiali di fortuna e prive di ogni servizio. Primavalle era collocata in una zona in gran parte isolata dal centro cittadino, come le altre borgate, con l'aggravante di collegamenti difficoltosi per la presenza delle depressioni che le diedero il nome.

La borgata venne inaugurata nel 1939 e si sviluppava lungo l'asse viario centrale di Via della Borgata di Primavalle (oggi via Federico Borromeo)[13], con una struttura abbastanza lineare tipica delle borgate fasciste ed un'architettura essenziale. Caratteristiche della borgata sin dalla costruzione erano l'estrema povertà degli abitanti e la carenza di servizi pubblici (soprattutto per i collegamenti con il centro della città), situazione che si è protratta fino agli anni 60 del XX secolo.

Data la situazione di disagio economico di gran parte della popolazione, alimentata anche da consistenti flussi migratori di persone in cerca di fortuna che hanno popolato la borgata tra gli anni 50 e 70, la zona è stata nel tempo, e in parte lo è tuttora, luogo di microcriminalità specializzata soprattutto nello spaccio di droga.

Il quartiere viene completato negli anni cinquanta, in particolare nel 1959 viene costruita piazza Capecelatro e la Chiesa di Santa Maria della Salute a Primavalle e si costruiscono palazzi privati che si affiancano alle case popolari. Il nucleo originario della borgata andrà ad assumere sempre più un ruolo di centralità nei confronti delle aree limitrofe, in parte caratterizzate da uno sviluppo edilizio disorganizzato, soprattutto nella parte nord. Difatti, negli anni sessanta inizia a svilupparsi la zona intorno a via di Torrevecchia, con la costruzione di edifici a più piani senza un'adeguata regolamentazione a livello urbanistico. Risale a quell'epoca il problema della viabilità della zona, caratterizzata da strade strette, dall'assenza di parcheggi e da scarse aree verdi.

Il 13 settembre 1961 la borgata omonima e l'abitato di Torrevecchia vengono inclusi nel nuovo Quartiere Primavalle, estraendolo dal territorio del suburbio Trionfale. Vi viene inclusa anche la zona vicino alla Pineta Sacchetti che non era stata edificata dal fascismo, come abbiamo visto, ma nel frattempo si sviluppava con qualche problematicità, come il fatto che la Chiesa di San Lino fosse ospitata in una struttura inadatta e solo nei primi anni 2000 fosse costruita la nuova chiesa.

Tra la fine degli anni settanta e la prima metà degli anni ottanta si assiste ad uno dei primi interventi di riqualificazione che determineranno l'attuale assetto.

Una peculiarità di Primavalle è la realizzazione dei cosiddetti "scioperi alla rovescia". Di fronte all'inerzia delle istituzioni i cittadini realizzarono strutture necessarie alla vivibilità della borgata. Esempio tipico è la realizzazione a proprie spese e lavorando nei giorni festivi di alcune strade di collegamento con via della Pineta Sacchetti sin dagli anni 50, come via del Forte Braschi[15], via dei Monti di Primavalle e l'importante via Mattia Battistini, che fino agli anni 70 era adibita a coltivazioni ed oggi svolge un ruolo centrale nella viabilità della zona.

https://it.wikipedia.org/wiki/Primavalle

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