Borgate: Acilia

Acilia è una frazione di Roma Capitale, già borgata ufficiale[1], situata nelle zone Z. XXXII Acilia Nord e Z. XXXIII Acilia Sud, nel territorio del Municipio Roma X (ex Municipio Roma XIII).

Per l'inaugurazione di Acilia, con le prime 150 delle 286 casette Pater ancora da costruire,[8] Il 21 aprile 1940 venne Benito Mussolini in persona accompagnato tra gli altri, dal segretario del partito di allora Ettore Muti. Mussolini visitò le prime casette Pater vicino alla via del Mare e nella piazzetta dov'era la Chiesa della Sacra Famiglia oggi scomparsa, incontrò la popolazione di Acilia.

Per anni molti abitanti di Acilia alla scoperta delle economiche pareti di fibra di legno stuccata (se si batteva con un martello un chiodo su di una parete, questi spariva nel muro) credettero ad una truffa che il "Duce" non sapeva perché "a lui avevano fatto vedere quelle costruite con i mattoni".

Le casette erano divise ciascuna in due appartamenti, formati da salone angolo cottura, un piccolo bagno, dotato solo di un vaso WC e piccolo lavandino e due camere una grande ed una piccola; anche il terreno veniva diviso a metà per la cura degli orti che numerosissimi crebbero in seguito; l'acqua era a forfait, un grande cassone posto in alto in ciascun bagno raccoglieva continuamente acqua erogata razionata da una chiavetta bollata non regolabile; per irrigare l'orto si scavarono pozzi azionati da pompe idrauliche a mano.

Le casette dovevano essere abitate da due famiglie diverse ma, visto il grande numero di componenti di ciascuna delle "numerose", il governo fascista decise di dare una casa a famiglia. Paradossalmente ogni famiglia, pur sotto lo stesso tetto, viveva in due appartamenti separati, con due ingressi principali, due cucine, due saloni ma ben 4 camere e due bagni ed un terreno di 1000 m².

I traslochi della mobilia e delle masserizie degli assegnatari furono effettuati gratuitamente su autocarri del Governatorato di Roma, che si occupò persino della fornitura delle lampadine elettriche. I primi abitatori di Acilia sembravano più coloni che inquilini. La zona scelta per l'insediamento era umida, fredda, sabbiosa e desolata, non certo adatta alla salute di chi ci viveva; ma forse una casa con bagno molte famiglie ancora non l'avevano mai avuta.

Il "centro commerciale" di allora, era la zona dei Monti di San Paolo, dov'era l'osteria, la Chiesa della Sacra Famiglia, completa di campanile anch'essa in fibra di legno pressata, un porticato con un bar e qualche negozietto di alimentari e merce varia, il tutto intorno ad una piazzetta, piazzetta che nel dopoguerra fu intitolata a Lido Duranti, martire aciliano delle Fosse Ardeatine.

La zona al di là della ferrovia era collegata da un tornante per i pedoni e le macchine, il "Ponte di Acilia"[9] che scavalcava la Via del Mare con un lungo arco decorato con tondi di fasci littori; da qui si scendeva per arrivare alla stazione di Acilia oppure più avanti si attraversava il ponte sulla ferrovia e si era ad "Acilia vecchia" quella del Borgo Acilio, formata dalla Casa del Fascio, le scuole elementari inaugurate il 27 ottobre 1929, il presidio medico, qualche casa e più avanti dalla chiesa di san Leonardo da Porto Maurizio, inaugurata il 7 novembre del 1936.

Pomposamente, com'era nello stile della propaganda fascista, Acilia fu inserita nella collana "Le città di Mussolini" con un piccolo libro, illustrato con diverse fotografie. In queste foto si mostrava la famiglia-tipo di Acilia mentre coltivava l'orto, desinava e passeggiava sui nuovi viali della borgata; per quelle foto ai giornalisti, la famiglia aveva indossato gli abiti più decorosi che possedeva: si vedeva signore a pranzo con il vestito da sera di festa, uomini che coltivavano l'orto con il vestito del matrimonio e ragazzi che giocavano con il vestito della Prima Comunione. I giornalisti scrissero che quello che stupiva di Acilia era l'estrema povertà dei suoi abitanti.

In tempo di guerra per ragioni militari gli abitanti dovettero esodare e le casette aciliane furono occupate da diversi sfollati. Fu nel dopoguerra dopo lotte legali che molti poterono rientrare nelle loro case.

Nel dopoguerra vi fu l'insediamento dei profughi giuliano-dalmati provenienti dall'Istria ceduta per i trattati di guerra alla Jugoslavia. Fu eretto per loro un altro centro abitativo chiamato "Villaggio giuliano" nel territorio di Acilia vicino alla ferrovia; con il tempo questa zona divenne malfamata.

Oggi Acilia ospita un'edilizia sia popolare che residenziale, un polo industriale e due stazioni della Linea Roma-Lido: Acilia e Casal Bernocchi-Centro Giano. Acilia ospita una ricca biblioteca del sistema bibliotecario del Comune di Roma, dedicata allo scrittore e giornalista Sandro Onofri. Con un totale di 60.656 abitanti Acilia è la terza frazione più popolata d'Italia dopo Mestre (Venezia) ed Ostia (Roma).

https://it.wikipedia.org/wiki/Acilia

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